La fotografia civile di Tina Modotti al MUDEC

La “fotografia civile” di Tina Modotti (1896-1942) si prepara a lasciare il segno del suo attivismo anche al MUDEC, con Donne, Messico e libertà. 

Il museo delle culture milanese dedica una retrospettiva sociale di grande fascino ad una icona italiana della lotta per i diritti umani della prima metà del ‘900. Prima dei civili delle Americhe, poi della Guerra Civile Spagnola.

Un impegno disinteressato per le cause sociali, che Tina decise di sposare partendo “alla volta del mondo” insieme al marito Vittorio Vidali, nonostante uno charme indiscusso che avrebbe potuto regalarle una carriera ben più splendente come attrice, e che invece, sotto questo profilo la ridimensionò.

Il suo impegno nei contesti sociali che ebbe modo di indagare di persona, è immortalato dalla sua fotografia caratteristica, i cui esempi della produzione si trovano conservati presso alcune delle istituzioni prestigiose del mondo, quali l’International Museum of Photography and Film at George Eastman House di Rochester a New York, o il Library of Congress di New York.

La sua produzione fotografica si ferma già alla fine degli anni “20, ai tempi del suo soggiorno in Messico e della sua militanza al Partito Comunista Messicano, dopo il periodo della rivoluzione messicana (1910-20).

Da lì in poi (1929) Tina non prenderà più in mano la macchina fotografica, salvo occasioni sporadiche, a causa molto probabilmente dell’etichetta di fotografia rivoluzionaria che le era stata addossata, in occasione di una sua mostra a Città del Messico.

La mostra del MUDEC, in programma dal 7 maggio al 6 settembre, s’inserisce così perfettamente nel programma su ” I talenti delle donne” del 2020, offrendo al pubblico la visione di un centinaio di modelli di stampe originali degli Anni “70, di un personaggio complesso e pieno di fascino.

Una figura che lottò per vedere realizzata la sua idea di libertà e umanità, e che proprio per le sue idee, marcatamente comuniste, non potè fare ritorno nel suo paese di origine, attirando su di sé sia ammirazione che odio. Un genio particolare, il suo, ripreso e celebrato da altri grandi artisti come Picasso, Rafael Alberti e Pablo Neruda.

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