Tradizioni di collina in ghiaccio con il Museo Etnografico dell’Alta Brianza

La vita e i mestieri di generazioni di uomini e donne della Brianza collinare, racchiusi in un museo innovativo, nel Parco del Monte Barro.

Con questa nobile finalità, che punta alla conservazione del territorio e alla trasmissione delle sue tradizioni, è nato nel 2003 a Galbiate, in località Camporeso, il MEAB, Museo Etnografico dell’Alta Brianza. A due passi dal lago di Garlate, il luogo racconta, attraverso beni demo-etno-antropologici, frutto delle donazioni locali, il modo di vivere e le attività della gente del posto del XIX e del XX secolo.

L’intento, che si sposa bene con la collocazione del museo, è sicuramente favorito dalla presenza di 1.500 oggetti – tra cui strumenti da lavoro, documenti, fotografie, filmati, audio – che spiegano, attraverso sale apposite, l’allevamento del baco da seta, il lavoro agricolo, l’alimentazione e la cucina, i trasporti rurali e l’organizzazione della stalla e delle cantine.

Alla bachicoltura, in particolare, è dedicata una fetta importante dell’allestimento, essendo una delle attività predilette fino agli anni “30 del Novecento in quest’area, quando le filande vennero poi chiuse.

museo etnografico alta Brianza - - 1

E proprio l’agricoltura è protagonista della sala più ampia dell’intero percorso, il che è motivato facilmente dalla sua grande importanza nella fascia dell’alta Brianza, dove fino al secolo scorso intere famiglie venivano impiegate a lavorare nella terra.

Un altro aspetto ben indagato è quello della coltivazione del mais, diventato tra la metà del ‘700 e la metà dell’800 una delle primarie risorse di sostentamento nella realtà contadina. Il museo ne documenta attraverso attrezzi ed immagini le varie fasi della lavorazione tradizionale, dall’aratura all’erpicatura, dalla semina alla raccolta, dalla sgranatura alla essiccazione, alla conservazione.

La predisposizione interattiva del sito permette inoltre di godere di alcune curiosità legate alle abitudini del passato, grazie alle numerose interviste sui principali alimenti, sui piatti più diffusi, su ciò che si mangiava nei diversi momenti della giornata e nelle varie stagioni o in occasioni delle feste.

Non mancano poi oggetti dal forte valore folklorico per questo territorio, come il flauto di Pan (la variante locale prende il nome di firlinfö), e una sala dedicata alla figura dell’etnomusicologo Roberto Leydi, che esibisce materiale documentario che spiega mediante le immagini le attività di pesca, caccia, allevamento ovino, la viticoltura, e le altre più diffuse in quest’area. Presso una sede distaccata del museo, a Roccolo di Costa Perla, è poi allestita una sala dedicata alla caccia e all’uccellagione.

Un corpus di materiali di grande interesse per il focus dei costumi e dei lavori locali maggiormente in voga fino al Novecento, arricchito ogni anno dalla manifestazione “Voci, gesti, culture di ieri e di oggi”, la quale propone conferenze e mostre che radunano esperti di tradizioni e folklore.

La gestione del polo museale di nuova concezione – in totale opposizione all’idea dei musei statici, ma volta a favorire l’interazione del visitatore – capofila della rete dei musei etnografici lombardi, è affidata al Consorzio Parco Monte Barro.

museo etnografico alta brianza galbiate--

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