Al museo al tempo del Covid: andarci sarà ancora un piacere?

Mentre si avvicina l’attesa riattivazione dei musei (il 18 maggio i primi a riaprire le porte) per gli istituti è facile intuire quali potrebbero essere le difficoltà che si presenteranno di fronte alle varie direzioni, comprensibilmente preoccupate non solo per le norme per la sicurezza a cui sottostare, ma anche per gli effetti dell’applicazione di queste misure sull’affluenza.

Infatti il quesito che sorge quasi spontaneo, mettendosi nei panni del visitatore, specialmente quello “non abituale”, è se ne valga la pena andare al museo in queste condizioni. Perchè da che mondo e mondo, quella al museo ha sempre avuto il sapore di un’uscita all’insegna del piacere, non certo del rigoroso rispetto di una procedura disposta per limitare al massimo le possibilità di contagio, tenendo conto comunque che le procudure sono pensate per la salvaguardia della salute di tutti. Basta infatti ripassare le linee guida per la riapertura dei musei del Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Covid, ancora da confermare dal governo, per rendersi conto che sono molti gli aspetti che gli operatori si trovano ad affrontare in questi giorni, e che dall’altra parte rischiano di minare il piacere dei fruitori.

L’obbligo di portare la mascherina all’interno dei luoghi chiusi è probabilmente il primo fra questi. Ma non ultimo anche il lavaggio delle mani, un rituale a cui non si era per nulla abituati. La regolamentazione passa poi anche dal corretto e inedito utilizzo degli spazi, percui gli ambienti possono essere frequentati una persona per volta. E va da sè che i musei che ac colgono flussi annuali a quattro e cinque zeri debbano essere i più inflessibili sull’imposizione delle misure.

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E c’è poi un ultimo aspetto, che riguarda la prenotazione online delle visite, uno strumento che i grandi musei devono mettere a disposizione dell’utenza, che non è per niente secondario. Negli ultimi mesi, con il lockdown, si è verificato un aumento consistente dell’offerta virtuale dei contenuti museali, a vantaggio di un’utenza che rischia di vedere però in questo tipo di percorsi non un’alternativa all’itinerario fisico, ma la regola. C’è quindi da sperare che un ulteriore strumento virtuale non fornisca l’assist per accentuare ancora di più questa tendenza, abbandonando le sedi fisiche. Staremo a vedere.

Si è invece già discusso ampiamente sulla convenienza del mantenere aperti i luoghi culturali, considerando gli afflussi giornalieri estremamente limitati, un altro nodo che interessa sia i grandi che i piccoli centri.

 

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