L’Urlo di Munch può tornare fruibile: scoperto il fattore principale di degrado

È venuta alla luce, grazie ad uno studio condotto da un team internazionale, la ragione del rapido degrado del celebre L’urlo, capolavoro dell’espressionista norvegese Edward Munch, da anni non fruibile al Museo di Oslo proprio per via delle condizioni di deperimento dell’opera a cui è esposto.

Lo stato di salute del quadro, di cui esistono varie versioni sperimentali, è stato analizzato dal team internazionale del CNR Molab, e sottoposto alle microanalisi eseguite dall’ESFR di Grenoble, che hanno suggerito le condizioni ambientali ottimali per esporre l’opera, principale attrazione del museo della capitale norvegese, che in alcune aree, come il lago, mostra segni di decadimento troppo rapidi per un lavoro di poco più di 100 anni. Ebbene, lo studio scientifico ha rivelato che è l’umidità il fattore di deperimento principale, e non la luce, come si era sempre pensato. La ricerca consiglia un’esposizione a livelli di umidità relativa percentuale non superiori a circa il 45%, e il mantenimento dell’illuminazione ai valori standard previsti per i materiali pittorici stabili alla luce, come il giallo di cadmio utilizzato nella tavolozza.

Ed è proprio il giallo di cadmio il punto debole del dipinto, utilizzato da altri grandi della storia dell’arte, come Henri Matisse, Vincent Van Gogh e James Ensor. Attraverso indagini su provini pittorici di laboratorio invecchiati artificialmente, preparati utilizzando una polvere storica ed un tubetto ad olio giallo di cadmio appartenuto a Munch, aventi una composizione chimica simile al pigmento giallo del lago del quadro, si è rilevato come il solfuro di cadmio si trasformi in solfato di cadmio in presenza di composti contenenti cloro e in situazioni di elevata umidità percentuale.

Questo fatto si verifica anche in assenza di luce. Uno studio quindi fondamentale – che ha interessato tra le altre l’Università degli Studi di Perugia (Italia), l’Università di Anversa (Belgio), il Bard Graduate Center di New York (USA), il sincrotrone tedesco DESY (Amburgo) ed il Munch Museum (Oslo) – per conoscere le cause reali di un degrado che dal 2006 in poi, cioè dal ritrovamento dell’opera dopo il furto del 2004, ha fatto sì che il quadro potesse essere fruibile solo in rare occasioni.

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