Da Melzo, l’album foto della vita al tempo del Covid ‘ad accesso libero’

Lo sforzo collettivo nella gestione dell’emergenza, e i sacrifici della riapertura per le attività commerciali.

Due fasi cruciali di questo periodo storico inedito, immortalate dalla macchina fotografica di Giuseppe Pelusio, senza nessun ritorno economico. È un’iniziativa di grande sostanza, umana s’intende, quella pensata da Giuseppe, melzese titolare dello Studio 81 – atelier fotografico e negozio di stampa e grafica del centro, attivo da due anni e mezzo –, che ha messo in libera circolazione sui social, gli scatti del suo originale progetto, per mostrare i volti dell’impegno delle realtà sociali e commerciali della sua città, tutti protesi verso l’obiettivo finale comune di ripartire.

Un’attività a sfondo benefico a tutti gli effetti, quella di Giuseppe, che nel suo piccolo può dire di aver dato una grossa mano alla sua comunità. Perchè in fondo siamo tutti chiamati in causa da quest’emergenza, e se si blocca l’economia, il danno provocato in fondo è per tutti, in misura minore o maggiore. “Sono centinaia gli scatti che raccontano le azioni, anche più semplici, in voga di queste ultime settimane (come l’operazione di imbustamento di migliaia di mascherine da distribuire alle famiglie, effettuate dalla Protezione Civile e dagli Alpini).

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Le immagini sono volutamente un po’ in bianco e nero e in parte a colori, per non dimenticare la drammaticità del momento vissuto, ma anche a sottolineare la speranza di volerlo lasciare alle spalle. Le foto sono liberamente disponibili anche sui gruppi Facebook dei comuni della zona, oltre che sulla pagina dello Studio”. Accanto alle realtà associative, tra cui la Croce Bianca di Melzo, Caritas, Alpini e Protezione Civile, ci sono attività storiche, bar e ristoranti, che rischiano di andarsene per sempre, e allora ecco catturate da Giuseppe le espressioni della quotidianità professionale degli operatori, che ora viene messa a dura prova.

Volti che parlano di preoccupazione che si mescola con la speranza, l’ultima a morire. Nel cassetto intanto bollono altri possibili progetti collegati, mostre e libri per ricordare l’idea brillante e solidale di Giuseppe, ma intanto questa vale già tanto.

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