Yona Friedman, l’architettura mobile alla Galleria Minini

Yona Friedman (1923-2020) resta (idealmente) per gli ultimi giorni in Italia, con le due mostre dal sapore rivoluzionario allestite alle Gallerie Minini agli sgoccioli conla curatela di Maurizio Bortolotti.

C’è tanto infatti della sua personalissima concezione di architettura mobile, negli ambienti delle due location espositive griffate Minini, di Brescia e Milano, in cui sono stati ricreati in piccolo i due studi parigini dell’artista ungherese. Nella vetrina dell’area Lambrate spiccano, su fondo azzurro visivamente impattante, le fotocopie dei disegni che sottolineano la sua affezione sempiterna per la tematica sociale. Oltre che una predilezione particolare per un’idea di arte accessibile a tutti, resa metaforicamente attraverso figure primitive, in cui a dominare sono soggetti umani e animali.

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Il tema martellante della socialità si lega chiaramente al giogo della traumatica esperienza di vita personale, che a causa dell’origine ebrea, lo ha costretto durante la seconda guerra mondiale a migrare, prima in Israele, quindi in Francia, dove ha costruito la propria carriera professionale. Architetto solo sulla carta, Fruedman si è speso in ambiti artistici paralleli. E come in questo caso, cercando di rendere sempre con la semplicità delle linee e delle forme le sue convinzioni rapportate al proprio vissuto. Come nella proposta dell’alfabeto visivo steso sul pavimento della galleria, creato per essere accessibile a tutti. O come anche le costruzioni geometriche circolari realizzate con materiale di riciclo, che riproducono moduli abitativi minimali – per tornare al tema della difficoltà abitativa data dal continuo migrare, riferimento all’esperienza diretta dell’autore –.

Completa il novero delle installazioni una parete della galleria creata con sacchi della spazzatura del contesto parigino. Fino al 12 giugno lo spazio milanese offre quindi libera visione su appuntamento alle interpretazioni personali sull’architettura sociale e non solo di questo personaggio eclettico, che ci ha lasciato poco dopo la vernissage della mostra, a febbraio.

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