Storie di Città: alla Kasa dei libri in mostra la Milano che non c’è più

La ripartenza è una sensazione che Milano ha già sperimentato in altri tempi della sua storia recente.

La fine dei miasmi di Tangentopoli, per chi ha buona memoria, è più o meno coeva al lancio della rivista Città. In altre parole, il simbolo editoriale di una Milano elegante, lontana anni luce dalla movida che oggi ne rappresenta una delle anime, e che non esiste più. Una città strettamente legata all’arte nel senso più esteso, dal cinema, allo spettacolo, alla letteratura.

La Kasa dei libri di Milano, angolo espositivo gestito da Andrea Kerbaker, rispolvera in Milano, storie di città dal 16 giugno al 3 luglio, una serie di pillole fotografiche in bianco e nero che celebrano quell’esperienza, si può dire unica. A partire dal grande formato della rivista. Il progetto prende vita nel 1997 (fino al 2001) dal sodalizio di tre cardini della Milano di fine secolo nei loro rispettivi ambiti, Guido Vergani, Carlo Orsi ed Emilio Tadini. Mentre Orsi è un deus ex machinae del rullino, Vergani e Tadini all’epoca sono legati dalla collaborazione con Il Corriere della Sera, dove già offrono contributi importanti che esaltano il patrimonio artistico di Milano.

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Ma quello di città è uno spazio diverso, una vetrina dove fotografare anche alcuni degli avvenimenti simbolici per la città, come la prima della Scala diretta da Muti, o Cochi e Renato ripresi davanti al Sant’Ambreus. Scene che sanno di un’altra epoca. Alla rivista, che in cinque annate produce 10 uscite, più una speciale in memoria di Tadini, compianto nel 2002, contribuiscono firme della carta stampata che oggi hanno fatto strada, si vedano Nicola Porro o Elisabetta Sgarbi, e maestri dell’obiettivo quotati quali Mario De Biasi e Fabrizio Ferri.

A Tadini è dedicata una saletta a parte, dove spiccano i suoi pezzi inseriti nell’edizione speciale del 2002, che sono poi gli articoli introduttivi delle dieci edizioni pubblicate dal 1997 al 2001, sempre affidati alla sua estrosa penna. Sono delle piccole lezioni di arte dove Tadini dà sublime prova della conoscenza del suo campo. E qui il rimando è ad esempio all’articolo per i 90 anni del futurismo.

Ma non manca nemmeno la componente invettiva, sfoggiata nel pezzo di critica all’esclusione di Lucio Fontana, in occasione del concorso per la realizzazione del portale del Duomo, dove lo spazialista viene estromesso dalla prestigiosa corsa. Una critica che nasce dentro di lui nel momento in cui visita il museo del Duomo e resta impressionato dalle qualità dei bozzetti di Fontana. Tanti sono i momenti rievocati, per non scodarci mai, specialmente in questo frangente storico, di cosa ha saputo essere e dove ha saputo arrivare Milano. La mostra è visitabile liberamente su prenotazione. 

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