Parchi storici da sogno ‘ben riconvertiti’: la grande lezione cantonese

Un parco “reale” per una villa di delizia neoclassica da favola, immersa nel contesto più intimo e rilassante offerto dalla Brianza vimercatese.

L’appendice naturale che adorna la raffinata residenza orenese di Villa Gallarati Scotti, oggi apprezzabile in tutto il suo florido apparato arboreo, nelle rare occasioni di apertura del sito privato, è frutto della conversione che tutto l’insieme ha subìto nella sua più sostanziosa campagna di revisione. Il cambiamento, di notevole portata visiva, si registra negli ultimi decenni del Settecento e porta la firma del già rinomato Simone Cantoni, allievo del Vanvitelli. Quello che Cantoni apporta è un radicale ripensamento di tutto il sistema.

Intanto la dimora, in cui rivede le decorazioni in stile neoclassico, aggiungendo un piano al corpo centrale, l’esedra attuale antistante la dimora e i due edifici laterali classici, in funzione di teatrino e cappella privata, e rifacendo la piazza dotata di una piccola fontana circolare. A variare invece completamente è l’aspetto del polmone verde, concepito alla fine del Seicento insieme alla villa, il cui cantiere era stato avviato dalla proprietà di Giovanni Battista Gallarati Scotti, con forme del barocchetto lombardo.

villa gallarati scotti oreno giardino all'inglese ninfeo
Il Ninfeo di Nettuno

Quest’ultimo aveva ereditato dal patrigno il vasto aggregato, all’epoca formato dal parco e da una serie di edifici rurali. Ciò che si poteva ammirare, prima della revisione del Cantoni, era un’area verde di superficie pari a quella odierna, di circa 6 ettari, suddivisa in vari parterres da viali prospettici, e conclusa in fondo dal Ninfeo di Nettuno ancora presente. Un edificio di due piani dotato di belvedere a terrazza, con vasi e putti, a cui si accede tramite scale a chiocciola contenute nelle torrette laterali.

Al suo cospetto, in basso, sono collocate delle statue allegoriche. La fontana è una statua di Nettuno armato di tridente, che “cavalca” un grosso delfino da cui sgorga l’acqua. L’acqua del ninfeo andava quindi a confluire in un canale e veniva raccolta in un bacino tondeggiante, eliminato nel primo Novecento. Usando un pò di immaginazione, il panorama che si aveva a disposizione dalla villa doveva essere estremamente suggestivo, permettendo ai privilegiati osservatori di arrivare a vedere fino al ninfeo, sfruttando il viale prospettico centrale.

Cantoni ripensa quindi il parco sul modello all’inglese, sostituendo le siepi di bosso e i parterres con una prateria non perfettamente pianeggiante e circondata da imponenti masse di alberi. Una riconfigurazione meno d’impatto, rispetto alla regolarità delle forme e delle linee disegnate dal parco all’italiana, ma dove la cura e l’ordine sono rimaste visibilmente intatte.

parco di villa gallarati scotti - oreno

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