Il MUDEC apre le sue collezioni, la nuova mostra tessile

Il nuovo ciclo di eventi temporanei post Covid del MUDEC – Museo delle Culture di Milano, aspettando le grandi mostre sospese, dai robot ai capolavori della Disney, è ripreso il 3 luglio con del materiale mai presentato prima, spolverato dagli archivi del centro culturale dell’area Tortona.

Si tratta di una selezione di coperte da letto provenienti dalla collezione privata di Andreina Rocca Bassetti, donate al MUDEC nel 2016, che fanno luce sull’arte tessile che le donne della zona montuosa di Santiago del Estero portano avanti da oltre un millennio. Cambi e innovazioni hanno consolidato nel tempo la tradizione, rendendola moderna. E i tessuti di Santiago sono la testimonianza di come le donne del luogo abbiano saputo sviluppare differenti influssi culturali anche esterni, coniugandoli con le indubbie capacità manuali, appoggiandosi al fiorente allevamento ovino.

L’esposizione a cura di Carolina Orsini, Il mio letto è un giardino – Mi cama es un jardín. I tessuti delle donne del Monte Quichua, una delle zone più intensamente interessate da questo costume, oltre ai manufatti decorati con motivi naturalistici, geometrici e misti, offre anche l’opportunità di assistere ad un documentario resoconto di un lavoro di campo svolto dai ricercatori del MUDEC nel luglio 2019 a Santiago del Estero. Con la regia di Federico Ferrario, il lavoro si è avvalso del prezioso contributo dell’associazione Sumpalpa, che all’inizio degli anni “90 si è impegnata in una fondamentale operazione per mantenere in vita questa usanza tessile così localistica, dal secondo Novecento purtroppo in progressivo declino.

mi cama es un jardin

Il documentario racchiude interviste a tessitrici molto avanti con l’età, ultime depositarie di un costume che rischia l’estinzione, tramandandone l’attività affinché non svanisca. Tra loro anche Berna Pez, morta lo scorso anno e ultima superstite della generazione delle huarmis sachamanta (donne del monte Quichua). Un processo articolato che contempla i passaggi di filatura, tintura e tessitura, quest’ultima realizzata su una postazione di quattro pali, e impostata sulla memoria fervida e i calcoli infallibili delle tessitrici, rodate nella composizione di trame e disegni. Ad eccezione dei motivi naturalistici, basati invece su schemi preimpostati importati dagli europei.

L’area del Monte Quichua, per quanto vessata da continui disboscamenti, è uno scenario che ben si presta a questa attività, che nei secoli ne è diventata simbolo. L’associazione Sumpalpa ha avuto il grande merito di tirare fuori questi piccoli gioielli in tessuto, altrimenti segregati al contesto di collezioni privati. L’esposizione prosegue fino all’8 novembre ad ingresso libero.

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