Da Biassono alla Biennale del Mare, i ‘gioielli’ di Alessandro Galanti illuminano la riviera

Da Biassono alla riviera romagnola, portando con sè una straordinaria vena creativa, e quell’originalità estetica, che gli ha permesso di aggiudicarsi la prima Biennale del Mare, aperta l’11 luglio e in corso fino al 4 agosto a Bellaria e Igea Marina a cura di Jahrani Mourad.

Lui è Alessandro Galanti (1975), e oltre a portare avanti come attività principale la ALGALA srl, storica azienda di famiglia, ora nel biassonese, nel settore della meccanica di precisione, dal 2015 si diletta anche nella creazione di opere dalle fogge uniche e incredibilmente personalizzate. “Penso di aver sempre avuto una certa propensione alla scultura, fin dall’età di 6 anni, ma quello che mi ha fatto fare il passo decisivo verso questo mondo è una serie di accadimenti che in un breve arco di tempo mi hanno fatto perdere diversi parenti, compreso mio padre – premette Alessandro – è stato lì che ho compreso realmente l’importanza di guardare oltre.

Il caso ha voluto che rinvenissi in azienda una pala di fico d’India che apparteneva ancora a mio padre, e dopo averla lasciata essiccare, ho notato che poteva essere trasformata in metallo e il risultato riusciva a dar vita a trame di gran pregio, fatte di straordinari giochi di vuoti e pieni, luci e ombre”. I suoi lavori sono in effetti talmente particolari e d’impatto visivo, da calcare in breve alcune delle manifestazioni più prestigiose d’Italia e accreditate a livello internazionale.

Galanti omaggio a Ilenia
Alessandro Galanti, Omaggio a Ilenia (2018)

Alessandro porta le sue mirabolanti opere – tutte rigorosamente in metallo o leghe placcate in oro – nel 2017 alla Biennale Milano-International Art Meeting a cura di Vittorio Sgarbi, ricevendo il premio per meriti artistici; alla Biennale delle Nazioni di Venezia Art-Expo 2018, conseguendo tre premi nella categoria scultura con a capo della giuria il critico Luca Beatrice ; nel 2019 alla Biennale di Mantova al Museo Diocesano Gonzaga.
Le sue sculture – anche se chiamarle così è a dir poco riduttivo – sono degli spettacoli viventi che emanano una luce quasi avvolgente, ricchi di simbologie e significati profondi, e che si distinguono per tre aspetti ricorrenti. “Il primo elemento identificativo è la luce, quella delle persone di cui parlo con la mia arte, che è tutt’altro che autoreferenziale, ma che vuole essere portatrice di storie e valori.

Ma le mie composizioni sono anche trasparenti, per guardare oltre la pura realtà delle cose, come ho fatto io quando ho aperto questa pagina della mia vita. E poi c’è l’elemento dell’oro, che simboleggia un materiale trasversalmente utilizzato nella storia dell’arte, dagli Egizi ai Sumeri, fino a Giotto in tempi più vicini a noi, e che incarna anche l’unicità che distingue ognuno di noi fin dalla nascita; ognuno è nato unico e irripetibile nel tempo e nella storia”.

La sua arte, così inconfondibile, non sembra conoscere preclusioni né confini, tanto che nel 2018 è entrata anche presso il Senato della Repubblica (primo artista vivente ad esporre presentato da un presidente del Senato), come simbolo della lotta al femminicidio. Un’opera monumentale dal titolo Omaggio a Ilenia, che nella realtà è una ragazza trentina di cui Alessandro conosce il vissuto difficile, e che è rappresentata da una figura in sospensione attorniata da altre 4 figure femminili che simboleggiano le diverse reazioni che siamo abituati a vedere di fronte a questo genere di episodi, purtroppo ancora difficili da estirpare.

Una scultura, come spesso accade per le ideazioni di Alessandro, dalle forme marcatamente sinuose, che gli ha richiesto l’impegno di 400 ore in due mesi di lavoro, e che ha poi racchiuso in una delle sue forme distintive: una sfera (forma per esprimere se stesso), mettendo a frutto le sue conoscenze nella meccanica di precisione.
Alla Biennale del Mare ha portato un trittico di lavori che riprendono le idee compositive da sempre più affezionate e la tecnica ormai consolidata, con qualche interessante novità, nel segno di un’evoluzione del suo percorso artistico.

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Alessandro Galanti, Conflitto e Passione (2020)

“In Conflitto e Passione, l’opera con cui sono stato apprezzato, i due concetti in contrasto sono messi in pratica su un busto che viene sfiorato da una linea rossa che accarezza la schiena proprio come fa un brivido di passione, mentre sul davanti un groviglio di forme rappresenta idealmente il conflitto interiore che ti fa dire che quella persona non fa per te. Ed è la rappresentazione di una vicenda travagliata di una coppia vissuta durante il lockdown. In quest’opera c’è il ricorso al rutenio (oro nero) che simboleggia ciò che ancora è sconosciuto, una sensazione particolare che si prova spesso quando si entra in una dimensione di intimità e sessualità.

Ne Il mio equilibrio in Chiara, l’opera tributo a mia moglie, c’è il baricentro e riferimento della mia vita “. Il trittico è completato da un altro grande omaggio, in questo caso a Liliana Segre, testimone degli orrori della SHOAH, a dimostrazione di un pretesto sociale sempre molto caro all’artista dall’animo sensibile e raffinato.

Ma non è ancora tutto, perchè è già completato e attende soltanto l’occasione giusta per essere consegnato al legittimo destinatario, una scultura appositamente pensata per Papa Francesco, con tutto un apparato di accessori religiosi che richiamano degnamente la figura. Anche qui c’è un pretesto personale che ha scomodato Alessandro dal realizzare l’opera, ed è la sua smisurata devozione che l’accompagna sempre. L’arte di Galanti è tutto questo: moderna, brillante e contrassegnata da una forte impronta personale.

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Alessandro Galanti, Il mio equilibrio in Chiara (2020)

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