Galleria Raffaella Cortese, in mostra il potere ‘visionario’ del suono

La Galleria Raffaella Cortese di Milano, da giugno ha scelto di soffermarsi sull’analisi del suono, approfondendo un canale comunicativo diverso da quello ormai dominante delle immagini, a tratti divenuto invadente.

La riflessione si è posata quindi su questo straordinario elemento invisibile, che in qualche caso è comunque in grado di sviluppare una “visibilità differente”. Il titolo del progetto, L’Orecchio di Dioniso, rimanda al rinomato sito culturale siracusano: la grotta ha infatti una forma di orecchio, inoltre gli spazi vuoti della grotta sono assimilabili a quelli della galleria.

Questi ambienti di via Stradella, ai civici 7,1 e 4, sono riempiti dalle performance di tre artisti: Miroslaw Balka, Simone Forti e Marcello Maloberti. Simone Forti è presente con un sonoro registrato da una sua performance, Face Tunes del 1967 – dove profili di sette volti disegnati su un lungo foglio di carta arrotolato scorrevano lentamente da sinistra verso destra, come fossero uno “spartito”. I profili vennero tradotti in suoni in tempo reale tramite un flauto a coulisse alla cui estremità vi era posta un’asta.

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Miroslaw Balka 61 x 59 x 31 / Sereno è (2016-17)

Il performer, mantenendo il flauto parallelo al foglio, seguiva il profilo di ciascun volto andando così a suonare lo strumento e a realizzare la “composizione”. 61 x 59 x 31 / Sereno è (2006/2017) di Miroslaw Balka diventa una dichiarazione, una contraddizione, un augurio, una previsione, una poesia ermetica. Tutto questo, e numerosi altri significati, si sprigionano nel ritmo cadenzato delle due parole della canzone di Drupi, intonate da quest’ultimo.

Marcello Maloberti con Cicerone (2018) [19’ 34”] al civico n.4 ci riporta al passato parlando di Lorenzo Lotto. Le parole che ascoltiamo descrivono un affresco lottesco che è evocato all’interno dello spazio espositivo vuoto. Le pareti sono come “imbiancate” dai colori della voce della guida dell’Oratorio Suardi di Trescore (Bergamo).

Le tre opere, che occupano spazi distinti, sono perciò interrelate dal potere immaginifico e visionario del suono. La mostra alla Galleria prosegue fino al 18 settembre.

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