La nuova frontiera delle mostre virtuali? Passa da un’app ‘milanese’ appena sfornata

Si sta configurando come un vero crescendo di idee e soluzioni per la promozione dell’arte contemporanea di qualità.

Non sembra in effetti porsi limiti Sergio Curtacci, l’ideatore dell’articolato progetto senza scopo di lucro, Frattura Scomposta Contemporary Art, operativo dal 2004 con l’omonimo magazine che segnala i potenziali talenti della scena artistica nostrana, senza preclusioni anagrafiche. Un’idea innovativa incentrata attorno al sostegno senza compromessi economici di artisti promettenti, che dopo l’inserimento nel database del progetto, attraverso la segnalazione sulla rivista (che attualmente esce due volte l’anno), vengono supportati nel difficile ingresso nel sempre più complicato ed esclusivo mercato dell’arte. E questo complesso avviene attraverso l’intera promozione (dalla comunicazione ai contatti con le istituzioni) delle mostre, personali e collettive.

In sostanza gli artisti non sostengono costi nalla partecipazione agli eventi espositivi che li riguardano. Ed è chiaramente un aspetto tutt’altro che secondario, a dispetto specialmente delle gallerie più quotate, per giunta in un panorama come quello milanese, costellato da realtà ben più affermate, che fanno leva su nomi che risuonano anche da decenni e che quindi parlano da soli. Ma si sa, in un contesto come quello attuale, in cui il risvolto economico è sempre più cruciale, progetti come quello di Sergio diventano attraenti per coloro che vorrebbero buttarsi in questo mondo ritagliandosi un loro spazio, ma se possibile con un paracadute sul lato economico.

E basta snocciolare appena qualche numero per riflettere seriamente sulla reale portata e le potenzialità del fenomeno Frattura Scomposta, che nel panorama italiano non rappresenta sicuramente la prima iniziativa pensata senza tornaconto di gestione, nell’organizzazione a tutto tondo di progetti di supporto all’arte e agli artisti. A parlare a suo favore ci sono i 55mila scaricamenti di media del magazine “storico”, capaci di mettersi alle spalle le riviste più influenti del settore, nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Ma anche i 7.000 lettori quotidiani che si tengono aggiornati sul portale informativo del progetto, che negli anni non si è fatto mancare neanche questo tassello, per una comunicazione che oggi può dirsi davvero completa. Uno degli ultimi traguardi lusinghieri raggiunti dalla realtà milanese che ha sede in zona Navigli, nel 2017 ha visto la sinergia anche con la piattaforma internazionale di Google Arts & Culture, canale divenuto particolarmente utile alle istituzioni museali durante il lockdown per promuovere mostre, percorsi e aspetti delle collezioni che in quel momento rappresentava l’unico modo per queste realtà per mantenersi visibili, e visitabili. Anche qui il “conta-accessi” segna un incredibile +18.000 di media giornalieri. Insomma, numeri da capogiro per una rete che conta quasi sulle sue gambe, e su un comitato redazionale che porta avanti la quasi totalità del lavoro.

Proprio durante l’estate l’ideatore della “macchina”, Sergio Curtacci, non ancora stanco di nuove idee, ha portato un’altra brillante novità all’interno del già complesso sistema di Frattura Scomposta. “È un’idea che mi balenava in testa già da tempo – ci confessa Sergio – sfruttando le mie competenze in grafica e nel digitale, avevo infatti il desiderio di creare un’applicazione per costruire mostre virtuali senza portare un danno economico importante per chi le organizza. Esistono già a dire il vero piattaforme che hanno questo tipo di funzionalità, ma che permettono di realizzare tutto l’impianto espositivo da zero, comprese texture fotorealistiche, non ne ce ne sono. Così poche settimane fa ho ufficialmente dato vita all’applicazione per smartphone e per PC (si chiama Artsteps). E posso dire che questo è uno strumento davvero interessante e utile per lo scopo per cui è pensato, integrato con le funzioni più disparate per una visita a distanza completa, con tanto di voce narrante, e con la possibilità di costruire personalmente la propria mostra, oppure di utilizzare le opzioni di costruzione già presenti sulla piattaforma.

È evidentemente un ottimo servizio per l’attività di supporto ai nostri artisti, ed è per questo per cui l’ho ideata. Al momento siamo in una fase sperimentale in cui ho ricostruito la temporanea Dynamiche Infinite di Maurizio Gabbana in corso alla Triennale. Farò ancora tre o quattro mostre virtuali con questo sistema entro la fine dell’anno a servizio di artisti della nostra fucina che selezionerò personalmente. Dal 2021 poi vedremo se riusciremo ad attrarre sponsor per proseguire questo percorso digitale parallelo, in caso contrario saranno gli artisti sostenuti a contribuire per vedere compiuta la loro mostra virtuale”. Può anche essere che l’apporto del servizio al progetto Frattura Scomposta si esaurisca già a fine anno, ma l’utilità che ha ormai messo in circolo Sergio per tutti, anche gallerie e musei, è irremovibile. “Penso solo alle realtà di gallerie attrattive ma sperdute o in luoghi complicati da raggiungere per chi ha disabilità motorie. In questo senso questo strumento può essere veramente l’alternativa che molti poli culturali cercavano”. Frattura Scomposta è allora sì una rete che opera fuori dal coro, dalle conoscenze e dal clientelismo di certi ambienti galleristici, ma in questo caso ha guardato anche ben fuori dal suo orto. 

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