La grande Street Art sbarca in Brianza, l’ultima impronta di Andrea ‘Ravo’ Mattoni a Seregno

Mentre da più parti in Italia si auspica la rinascita culturale, la città di Seregno si è già attrezzata da qualche tempo in questa direzione, per informazioni chiedere all’amministrazione Alberto Rossi.

E l’ultima opera murale del writer, Andrea Ravo Mattoni (1981), nome ormai noto anche alla platea  dei non addetti ai lavori, è lì a testimonianare un’operazione di rinnovamento in senso culturale e sociale che passa attraverso questa forma d’arte pubblica dei nostri giorni, che sta sempre di più riempiendo gli spazi della quotidianità, non solo nella realtà brianzola, che pure può dirsi una delle più attive in questo senso, con il suo progetto “Arte Intorno” che fa leva proprio su un’idea di arte all’aperto e condivisa, passata nei mesi scorsi dal restyling in chiave “urban art” della passerella dell’area mercato.

E da fine agosto sono molti i cittadini che si sono fermati ad osservare, rapiti inizialmente dalla piattaforma aerea che stazionava in via Cavour, e in un secondo momento dai volti che prendevano gradualmente forma dei più rinomati Musici della storia dell’arte, immancabilmente caravaggeschi. Manca ancora qualcosa al grande puzzle, ma l’essenza del dipinto, che è appena ritornato al Metropolitan Museum di New York dopo il recente prestito all’Accademia Carrara di Bergamo, è già in gran parte stesa sul muro. E così un altro tassello della “pinacoteca a cielo aperto” di Ravo sta prendendo forma, mentre la formula delle sue creazioni è ormai assodata: ripresa di dipinti del passato, per lo più dal 1100 al 1800, rivisitati sotto una forma attuale.

Dall’olio su tela, allo spray su muro. Ma nessuno parli di copia: trattasi infatti di revisione, o meglio ancora di “traduzione” dall’originale, visto che di ripresa effettiva viene mantenuto solo il soggetto, ma le dimensioni sono adattate alla superficie, che è comprensibilmente molto più estesa, mentre materiali e supporto sono chiaramente diversi. E d’altra parte, cosa aspettarsi da un artista che ha il padre che è stato a sua volta un artista di arte concettuale e comportamentale, illustratore e grafico; lo zio come illustratore dei racconti di Lillibeth, che molti ricorderanno senz’altro come il nome di Matal; e il nonno Giovanni Italo, come illustratore delle figurine Liebig e Lavazza.

Poi lui ci ha messo tantissimo talento del suo e dal 1995 sfodera queste perle basate su dipinti del passato che ritornano ad inondare le città, d’Italia e del mondo. Perchè la sua  idea di arte non ha confini, anche se, da varesino, ha ammesso che quando può lavorare nel suo territorio, proprio tanto poi non gli dispiace. A proposito di territorio, il legame con l’area di lavoro è un altro elemento distintivo delle sue opere che non manca mai. In questo caso era duplice, con le radici del Merisi che rimandano all’origine lombarda, e il Premio di Pianoforte Pozzoli, manifestazione che anche quest’anno animerà la città, richiamato dalle figure dei musici caravaggeschi.

Ma Ravo ha un’identità tutta sua che si è costruito nel tempo, e guai allora a scambiarlo per un esponente del writing qualunque. Fin dagli esordi ha sempre cercato il dialogo e la collaborazione per stringere progetti con le istituzioni, un aspetto a cui tiene molto, come del resto tiene al rapporto con il suo pubblico, la gente che lo assiste mentre dà corpo ad una delle sue meraviglie.

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