Photofestival 2020, 5 mostre consigliate nell’edizione ‘speciale’

Difficile pensare ad un ridimensionamento del palinsesto, quando sei la manifestazione fotografica più affermata del circuito di Milano, certificata dai numeri.

E il Photofestival, solida manifestazione dedicata al rullino, tradizionalmente portata in scena nella stagione primaverile, non poteva esimersi quest’anno dal preparare qualcosa di speciale, in coincidenza per giunta con un traguardo così importante come il 15° di vita. Ma il comitato organizzatore ha fatto ancora meglio, riuscendo a convogliare sotto il suo nome, nonostante i mesi complicati ancora vivi in noi, qualcosa come 140 mostre, e allargando il radar delle città inondate dalla luce della macchina fotografica a Monza, Lecco e Pavia. Il periodo complesso passato ma ancora vicino, è stato sfruttato in positivo per titolare la proposta di rilancio 2020, Scenari. Orizzonti. Sfide. Il Mondo che cambia.

Le prime rassegne hanno aperto i battenti lunedì 7 settembre, per una manifestazione che ci accompagnerà, stavolta in maniera un pò insolita, per tutto l’autunno, chiudendosi solo ufficialmente il 15 novembre. Quasi superfluo sottolineare che il cartellone prevede un bel mix di temi sotto la lente fotografica. Si passa così dal sociale al culturale senza soluzione di continuità, e con vari spazi espositivi che propongono addirittura una manciata di mostre, spalmate nell’arco della stagione del Photofestival. Noi abbiamo selezionato la nostra playlist di 5 opzioni che vale la pena scomodarsi di andare a vedere, tanto più che, altra novità dell’edizione speciale, è a disposizione una mappa con tutti gli eventi espositivi della kermesse, visionabile insieme a tutto il programma su milanophotofestival.it.

Cominciamo con un percorso che dal 16 settembre al 14 ottobre ad Artepassante – Atelier della Fotografia, al passante ferroviario di Porta Venezia, celebra la carriera musicale straordinaria di un artista eclettico come il compianto Prince (1958-2016), legando il Minnesota, dove è venerato come un’icona non solo musicale, all’Italia. L’occasione è offerta da Dopo la pioggia, un lavoro molto particolare ed emozionale realizzato da Giovanna e Simone, due fan del genio di Minneapolis, nel 2016, anno della sua morte. A giugno e a settembre di quell’anno per loro triste la coppia, che si è poi identificata con il progetto Trentuno Ventuno, si è recata nella sua terra di venerazione per due viaggi carichi di emozione e affetto, immortalando i gesti e le azioni più disparati della gente, messi in atto per commemorare la scomparsa di colui che è stato un idolo per almeno due generazioni. Oltre a realizzare dei video che documentano il loro “viaggio sentimentale”, disponibili su Youtube, è stato creato un fotoreportage che certifica il grande vuoto lasciato dall’irripetibile polistrumentista. Le foto in esposizione si riferiscono a Paisley Park, uno dei simboli magici del suo sconfinato lavoro musicale, al cui interno, nel Vault, una stanza-cassaforte, è stato rinvenuto nuovo materiale discografico inedito in corso di catalogazione per successiva divulgazione.

Si cambia decisamente atmosfera e frangente storico entrando all’EUMM Ecomuseo Urbano Metropolitano di Milano Nord, e guardando le foto di Emilio Senesi in Milano U.S. Segni di guerra a Milano, dal 19 ottobre al 6 novembre. Gli scatti, eseguiti dal 2016 al 2020 dopo una ricerca storico-geografica, ci portano in una Milano sotterranea di 75 anni fa. Qui spiccano segni e simboli facilmente associabili ad un momento drammatico della storia del ‘900, come le lettere U.S. che stanno per Uscita di Sicurezza, luoghi spesso deputati a ricoveri o bunker in cemento, che rendono bene l’idea del clima di quei tragici anni, ma anche segni su case private e in luoghi dove passano spesso milioni di persone.

E torniamo di nuovo in centro con la scenografica idea di Future Cities, il mondo che cambia di Roberto Polillo, alla Noema Gallery dal 22 ottobre al 15 novembre. La carrellata di profili di città del mondo ci illumina sulla ricerca urbana 2.0 che l’artista porta avanti da anni, e che nobilita la tecnica del time lapse. Da Dubai passando per New York e Tokyo fino a Milano, il movimento della fotocamera ci mostra gli aspetti nascosti, interazioni tra forme, colori e significati, in un rappresentazione astratta e altamente spettacolare.

Lo stesso versante urbano, ma indagato con tecnica e approccio totalmente diversi, è protagonista al Decor Lab dal 6 al 26 ottobre di Cronorama Milano 03 – Variazioni, a firma di Massimiliano Farina. Il progetto del tutto particolare ha visto come punto di riferimento la Madonnina del Duomo. Appostato per 120 ore accanto al simbolo meneghino, in collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo, Farina ha immortalato lo skyline milanese in varie fasce del giorno e della notte, dando vita a vedute frammentate mozzafiato, unite poi insieme in un “panorama multiforme”, tecnicamente cronorami.

Volendo, infine, dalla dimensione urbana si può passare alla riflessione che alla Casa Museo Spazio Tadini, è suggerita da Brick Factory di Mauro Scarpanti, dal 20 settembre al 30 ottobre. Tutto l’allestimento ruota attorno al tremendo terremoto che ha messo in ginocchio il Nepal nel 2015, ridisegnando la quotidianità di centinaia di anziani e bambini, obbligati a lavorare in fabbriche di mattoni per garantirsi un pasto quotidiano. Gli scatti però restituiscono, accanto alle condizioni estreme in cui lavorano i nuclei familiari, anche dignità e bellezza. Sono cinque proposte in un mare di alternative che pur nell’incertezza regnante non hanno fatto mancare la qualità, come ci suggerisce la partecipazione di fotografi molto quotati. 

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