Oltre la Pop Art, a Bergamo un’unione di forze per promuovere la Mec-Art

Quell’utopia meravigliosa che è stata la Mec-Art, dopo il rinvio del maggio scorso si concede al pubblico, in una mostra concettualmente diversa dalle previsioni iniziali della Fondazione Creberg. Forzata dal Covid, la sezione del Credito Bergamasco dedicata alle iniziative culturali e artistiche e di solidarietà sociale, ha rivisto l’evento, dando vita ad una rassegna “sparsa” in diversi punti espositivi della città, dividendo questa vicenda artistica non così conosciuta, in cinque capitoli, rinunciando per ovvie ragioni alla sede di Palazzo Creberg. Accolta dal 1° ottobre nelle varie location del centro di Bergamo, l’idea artistica intitolata Oltre la POP ART. La Mec-Art Italiana, a cura di Paola Silvia Ubiali e di Angelo Piazzoli segretario generale di Fondazione Creberg, mette a fuoco altrettanti interpreti nostrani, insieme alla loro suprema abilità di aver saputo portare ad un nuovo stadio i concetti di Pop Art, Neo Dada e Neo Realismo.

Mentre queste tendenze all’inizio degli anni “60 avevano ancora da dire, ma iniziavano ad entrare in crisi, sia in Europa che soprattutto negli Stati Uniti, dove avevano riscosso un successo smisurato nel decennio precedente, sulla scia di queste nel Vecchio Continente si affacciava una schiera di artisti provenienti da culture diverse, tutti accomunati bene o male dall’idea di prendere le distanze dal codice informale, e desiderosi di elaborare un linguaggio espressivo rinnovato e al passo coi tempi. Queste nuove icone della contemporaneità si misero in risalto alla Biennale di Venezia del 1964. Alcuni di loro si erano ritrovati alla Sidney Janis Gallery di New York già nel 1962 per una mostra curata da Pierre Restany. L’occasione fu una delle premesse più importanti per la nascita del gruppo artistico vero e proprio della Mec-Art (contrazione di Mechanical Art, dal procedimento sistematico dell’emulsione fotografica impiegata), che prenderà vita nell’ottobre 1965, neanche a dirlo a Parigi, centro attivissimo in quegli anni e in continuo scambio culturale con gli Stati Uniti, come provano le evidenti contaminazioni tra Pop Art e Nouveau Realisme. In questo panorama di sfondo, gli italiani dicono la loro senza timore, tirando fuori decollage, oggetti in serie, prodotti commerciali e altre idee già usate dai movimenti ispiratori. Ma il tutto condiviso al pubblico tramite un procedimento tecnico comune ottenuto in camera oscura, che è la vera sorpresa e li identifica stilisticamente, l’emulsione fotografica.

Ciascuno di loro mantiene comunque la sua riconoscibilità: chi, come Elio Mariani (1943) alla Galleria MAReLIA, (unico dei cinque nomi in visione ancora vivente), facendo magari più frequentemente ricorso a soggetti politici e alla formula del monocromo; qualcun altro come Mimmo Rotella alla Galleria Elleni, mostrando di aver digerito volentieri la lezione Pop americana, facendo spot dalle tonalità accattivanti a prodotti italiani. Anche Gianni Bertini (1922-2010) alla Galleria Michelangelo rilancia oggetti di massa e stereotipi diffusi. C’è chi invece, del movimento commerciale statunitense riprende il marchio di fabbrica della serialità riproduttiva, come Aldo Tagliaferro (1936-2009) allo Studio Vanna Casati, conferendo comunque una certa impronta personale ben riconoscibile, ravvisabile in un’ironia delicata e intelligente che lo porta a mettere sullo stesso piano gli animali di uno zoo e gli artisti del tempo, ingabbiati da una critica esigente. Infine Bruno Di Bello (1938-2019) nella nuova sede di allestimenti di Viamoronisedici, affiancata allo storico laboratorio La Fenice di via San Bernardino, dimostra di essere il più autonomo come stile in esposizione, probabilmente anche il più raffinato, imprimendoci nella mente la reiterazione del modulo quadrato. In tutti e cinque pare emergere forte in ogni caso il desiderio di rappresentare quella società del benessere che si era sviluppata in Europa dopo la fine del proliferare delle scorie del dopoguerra. Nuove icone che hanno dato vita a un linguaggio solo apparentemente basso, che ha vissuto una piccola era felice tra il 1963 al 1975, finestra in cui sono contenute tutte le opere.

Mostra virtuale

Info

Per promuovere la mostra le gallerie aderenti hanno ideato una formula d’apertura condivisa, dal 1° al 23 ottobre a ingresso gratuito, con posti limitati su prenotazione, da martedì a venerdì dalle 16 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19; in quest’occasione sarà possibile anche ricevere gratuitamente il catalogo cartaceo offerto dalla Fondazione Credito Bergamasco. 

Sabato 3 ottobre, a partire dalle 17 alle 19.30, nelle cinque gallerie, verranno diffusi sui canali social delle gallerie dei micro-eventi, una “maratona” per conosceredda vicino, attraverso l’occhio e la parola dei galleristi, il fenomeno Mec Art: alle 17 si terrà la presentazione della mostra diffusa presso la Galleria ELLENI, alle 17.30 ci saranno delle letture anni ’60 e ’70 alla Galleria Michelangelo, alle 18 nella Galleria Moroni ci sarà l’evento Luoghi antichi e storie recenti, alle 18.30 presso lo Studio Vanna Casati l’analisi storico-critica di Tagliaferro e alle 19, nella Galleria  MAReLIA ci sarà il dialogo con l’artista Elio Mariani. 

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