La resilienza di Milano nel ricostruire, oggi come ieri: la speranza passa dalle Gallerie d’Italia

Milano e la sua straordinaria capacità resiliente, anche di fronte al dramma incalcolabile della ricostruzione, sono grandi protagonisti del nuovo progetto di “recupero” fotografico appena avviato da Intesa San Paolo nella sua location culturale di Piazza della Scala, alle Gallerie d’Italia. L’idea innovativa rientra in un più vasto programma che punta a mettere in risalto il ricco patrimonio di Intesa attingendo al suo sconfinato fotoarchivio, un serbatoio di 7 milioni di immagini che svariano dagli anni “30 agli anni “90 del Novecento.

La prima mostra realizzata con questo criterio e inaugurata venerdì 9 ottobre, Ma noi ricostruiremo. La Milano bombardata del 1943 nell’Archivio Publifoto Intesa San Paolo, riporta la mente dei milanesi e non, ai bombardamenti che tra il 7 agosto e Ferragosto del 1943, cambiano in maniera significativa il volto della città. Il valore aggiunto dell’allestimento è dato dal dialogo molto stretto che i 70 scatti dei bombardamenti, con sfondi spesso deserti, riescono ad instaurare con le foto realizzate in situazioni altrettanto desolate da Federico Ratti. La premessa degli scenari esposti è un piano architettato nei minimi dettagli dagli alleati, che in un lasso breve di tempo colpisce i punti sensibili pianificati, quelli ritenuti di maggior pericolo per un possibile ritorno del nemico, con le fabbriche che finiscono gioco forza tra gli obiettivi principali.

A farne le spese sono i simboli del tessuto produttivo milanese e italiano, tra le altre la Montecatini e la Breda, su un totale di circa 240 fabbriche setacciate dalle scorribande aeree. Monumenti storici di notevole valore storico finiscono ugualmente falcidiati dalla sequenza inarrestabile di bombe e polvere da sparo dall’alto, che in poco meno di 10 giorni, in quattro attacchi ben assestati, mette a ferro e fuoco la città italiana principale fonte di possibili rifornimenti. Pochi i siti d’interesse culturale che sfuggono ai colpi d’artiglieria scaricati in cielo. Nel cuore del capoluogo rimane gravemente compromesso il fianco sud del Duomo e una quarantina tra statue e guglie, oltre ai tre finestroni dell’abside. Stessa sorte avversa tocca ad un simbolo di tante discussioni politiche come la Galleria Vittorio Emanuele, danneggiata nelle strutture della cupola e nella pavimentazione, che per tornare a risplendere dovrà attendere gli anni “50 a causa del lungo dibattito sui metodi e materiali ricostruttivi.

E non va meglio alla Rinascente, che già gravata da un precedente vasto incendio del Natale 1918, questa volta è obbligato ad una ricostruzione integrale. Tra gli edifici sacri, Santa Maria delle Grazie è la più bersagliata, e il Cenacolo leonardesco è l’unica fetta di edificio a riuscire a mettersi miracolosamente in salvo. Ma il più disastrato nell’anima milanese è Palazzo Reale, (nella fattispecie la Sala delle Cariatidi), che deve far fronte a tre notti di fuoco che lo portano ad una seria compromissione, “completata” con l’abbandono dei successivi due anni, in cui non mancarono razzie di oggetti di grande pregio. E cosa dire allora di Piazza Fontana, all’epoca bombardata una prima volta, aspettando l’ordigno “più rumoroso” del “69.

Fa riflettere inoltre, nota curiosa con cui è pensata la mostra, l’accostamento tra vedute post bombardamento e lockdown, in cui le atmosfere catturate non sono poi tanto distanti, trascurando le divergenze date dal bianco e nero. Emblematici in questo senso sono gli scorci di via Manzoni, lato via della Spiga, la via vittorio Emanuele, con i portici oggi completamente rinnovati, ma anche poli di studio come la Ca’ Granda, l’ex ospedale sforzesco oggi parte dell’Università Statale, impietosamente segnato dagli attacchi in quota, nel chiostro e nel cortile. La mostra porta quindi in sè e nell’allestimento un ricco valore simbolico e psicologico, che fa  pensare naturalmente al dramma della ricostruzione, in due momenti della nostra storia recente, che al netto dei contesti in cui nascono, sono più vicini di quanto sembrino ad una prima e rapida occhiata. La speranza è che oggi si possa riuscire a ripartire come si riuscì quasi 80 anni fa, in mezzo a mille difficoltà e meno possibilità di oggi.

Info

Ma noi ricostruiremo. La Milano bombardata del 1943 nell’Archivio Publifoto Intesa San Paolo

9 ottobre-22 novembre

Gallerie d’Italia, Piazza della Scala 6, Milano

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