Monk ‘scherza’ con Cattelan alla Loom Gallery

Completare il “dito medio” di Maurizio Cattelan realizzando tre delle dita mancanti posate a terra, è una delle tipiche sfide che contraddistinguono il genere di operazioni artistiche firmate da Jonathan Monk, all’insegna dell’ironia. Se non vi dicessero che l’installazione in questione, F.  I.  N.  G.  E.  R.  S., sia volutamente nata come complementare a L.O.V.E (acronimo di Libertà, Odio, Vendetta ed Eternità), i più attenti riuscirebbero forse ad individuarne comunque la correlazione, aiutati anche dal fatto che l’originale produzione si trova esposta a Milano, alla Loom Gallery.

Più difficile sarebbe stato ricavarne la relazione dai precedenti due teatri d’esposizione, tra il 2015 e il 2016, prima in una galleria con sede nel mercatino di Saint-Ouen, alla periferia di Parigi, quindi ai Giardini delle Tuileries. Cornici che non offrono evidentemente appigli in grado di ricondurre chi osserva alla monumentale provocazione che guarda la Borsa di Milano, se non il materiale: il Marmo di Carrara accuratamente selezionato da Monk (1969), è lo stesso con cui è scolpita l’irriverente mano monca catteliana, e richiama anche la facciata neoclassica della Borsa.

Niente insomma pare lasciato al caso, forse solo le dimensioni delle dita, che non sono state misurate dall’istrionico artista inglese. Ma qui l’intervento di Monk, inglese attivo dagli anni “90 nel contesto berlinese, va ben oltre il fine ironico, e l’immaginazione è l’elemento che ci consente di afferrarne la provocazione: se inseriamo idealmente le tre dita nell’opera di Cattelan ce ne rendiamo subito conto, visualizzando il classico saluto fascista.

E nel tempo dell’iconoclastia mondiale imperante, è evidente che questa operazione (realizzata nel 2015, quindi prima della nuova intemperie di abolizione delle immagini e dei monumenti socialmente sconvenienti) fa l’esatto percorso inverso, creando il presupposto per la messa in scena di uno scandalo a regola d’arte. L’assenza del pollice dal quadro d’insieme completa la stravaganza dell’opera, mantenendo quel tono di mistero misto allo scherzo, marchio di fabbrica certificato che accomuna i due artisti, che, curiosità, hanno già avuto modo di incrociare le loro strade.

Nella mostra Senza Titolo del 2013, in cui espose 5 suoi autoritratti, Monk esortava alcuni artisti a tirare un pugno ai volti per farli somigliare a opere classiche, e, quasi un segno del destino, quello di Cattelan, invitato a deformare uno dei ritratti, fu particolarmente violento. Leggendolo a posteriori, quasi un segno del destino e presentimento di una “collaborazione involontaria”.

Info

F. I. N. G. E. R. S. – Jonathan Monk

22 settembre-30 ottobre

Martedì-Sabato, ore 12-19

Maurizio Cattelan, L.O.V.E (Piazz Affari, 2010)

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