Meristà, proposte visuali d’autunno alla Casa Testori

Con la ripresa del ciclo Pocket Pair, la Casa Testori di Novate Milanese, in controtendenza al periodo autunnale che viviamo, ma con grande spirito propositivo rispetto al momento emergenziale prolungato, si riempie di intrecci visuali dal potere incredibilmente evocativo. Operazioni concettuali dense di ricorrenti elementi affettivi, alla natura e alla vita. Il merito di aver portato una ventata di suggestioni ottiche nell’hub culturale novatese va alla nuova mostra Meristà in programma fino al 12 dicembre, dal titolo che trae origine dal termine “meristema”, tessuto vegetale le cui cellule hanno la proprietà di dividersi e riprodursi.

Un omaggio quindi al padrone di casa, che era risaputo coniatore di un linguaggio e di termini personalizzati. Il risultato è un tripudio di codici espressivi molto affini e interrelati in soluzioni spesso anche ardite, come quelli impiegati dalle due esponenti visuali ospitate, Ilaria Turba e Fatima Bianchi, quest’ultima già invitata negli spazi della casa nel 2014 con la pluripremiata Tyndall.

Curata da Giulia Zorzi, il nuovo atto – inaugurato il 17 ottobre – dell’iniziativa del centro culturale dedicata all’arte contemporanea, mette in comunicazione le qualità delle due artiste, gettando una luce e uno sguardo inediti sugli ambienti dell’ex residenza testoriana, e schiudendo le ante dell’archivio di famiglia, in qualche caso con una modalità quasi magica. Come l’operazione ottica utilizzata in Santa Selva da Fatima Bianchi: presentata all’interno della sala da pranzo al piano terra, è frutto di un’intuizione estemporanea dell’artista, che in una sera d’estate, proiettando le immagini dell’archivio Testori sulle piante del giardino e le pareti della casa, e accendendo nel frattempo dei fumogeni colorati, ha ridato vita per brevi istanti ai volti delle persone del nucleo. Immagini che amplificate inizialmente, svaniscono poi soffiate via dal vento come per un paradosso alchemico.

Ilaria Turba, Tempesta

Costante dell’opera di Ilaria Turba è invece l’insistente ricorso al proprio vissuto, raccontato al visitatore nella casa attraverso le immagini del suo primo libro monografico JEST, edito nel 2016, tutto incentrato sullo scherzo, la trasformazione e la manipolazione visiva. Nella veranda la Tempesta, installazione di 400 frammenti d’immagini stampate che sembrano staccarsi dalla parete cadendo a terra, esemplifica bene questa vocazione dell’autrice alla narrazione che trae spunto dal trascorso personale. Qui compare infatti sulla scena uno dei luoghi che compongono la sua costellazione geografico-familiare, la cittadina di Bagni di Lucca.

L’aggancio ideale tra mostra temporanea e allestimento della villa trova il suo compimento nel salone, dove sulla parete che la separa dalla veranda si staglia un gruppo di persone, perlopiù donne con in mano un ventaglio, oggetto misterioso e al contempo strumento di comunicazione, riprese dall’artista. Nello stesso ambiente altri strumenti, tra cui una macchina da scrivere e un rotolo di storie segrete appoggiati su un tavolo, raccontano evocandoli altri atti di JEST. Ma le contaminazioni in circolo nella mostra sono molti e a volte impensabili, arrivando a mescolare simboli, storie differenti, e addirittura culture. Un mix che si può ben apprezzare in una delle cucine grazie al film documentario Onomanzia, viaggio autobiografico che porta l’autrice fino in Palestina, a testimoniare l’identità aperta di Fatima, che abbraccia moltissime culture, anche quella musulmana.

Fatima Bianchi, Les oeufs cosmiques

L’ultima installazione video di Bianchi è anche la fatica più recente dell’artista, dove un gruppo di donne racconta l’esperienza del travaglio. Il punto comune è “l’apertura”, da intendersi in senso metaforico, sia a livello mentale che intima, nell’atto del parto. Collegata all’opera video, nella sala del camino vi è un’installazione fisica Les oeufs cosmiques, che vede un gruppo di uova appoggiate sul parquet, a simboleggiare la pancia in gravidanza o il seno. Nell’ultimo giorno di esposizione l’artista ne regalerà una ai presenti con l’auspicio a ciascuno di prendersi cura di qualcosa che nasce. I segni fotografici si fondono poi nella sala delle gemelle, dove ritroviamo Ilaria Turba, con un intrico di giochi e rimandi che legano due stampe presenti su due pareti opposte. L’obiettivo è farci ragionare su quanto la percezione sia ingannevole, che in fondo è il senso della mostra, che non dà niente per scontato. È quindi un lavoro a quattro mani e in dialogo con il materiale dell’archivio Testori a chiudere la mostra.

Info

Meristà. Fatima Bianchi e Ilaria Turba

17 ottobre – 12 dicembre

Casa Testori – Largo Angelo Testori, 13 – Novate Milanese.

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