L’arte nel Parco di Monza, a che punto siamo

Dall’alto dei trascorsi reali e della magnificenza racchiusa dentro la storica cinta, il Parco di Monza dovrebbe probabilmente aver già visto nascere da tempo immemore una collezione di sculture, a onorare in forma tridimensionale la fama raggiunta in almeno due secoli. Eppure il pubblico che ogni giorno dell’anno sceglie l’isola verde brianzola come meta di svago, al momento deve limitarsi, si fa per dire, a posare lo sguardo su ville, cascine, mulini e corsi d’acqua che costellano l’area naturale.

Nonostante non siano mancati e non manchino gli sforzi delle istituzioni da cui passa la gestione del gioiello monzese per iniziare a dar vita ad un percorso di valorizzazione dell’arte dentro al Simbolo della città, fatica ad intravedersi una progettualità in questo tipo di operazione. Ad inaugurare cammino complesso è stata la donazione da parte della realtà farmaceutica monzese Rottapharm, nel 2005, per il duecentesimo anniversario del parco, della mega installazione di Giancarlo Neri (1955), che ha riempito di suggestioni il cannocchiale prospettico che unisce Villa Mirabello e Mirabellino. Divise solo dal verde, oggi tra loro siede idealmente su una scrivania alta 9 metri in legno e acciaio Lo scrittore. Transitato da Villa Ada di Roma per due anni e da Hampstead Park per pochi mesi, il monumentale manufatto è una delle classiche opere di Neri da effetto sorpresa mista stupore quasi assicurato, almeno la prima volta che si capita sul sentiero. Lo scrittoio mastodontico è circondato dal vuoto, il che amplifica il senso di isolamento e solitudine vissuto durante il processo creativo della scrittura.

E quella delle installazioni ambientali fuse nella natura del parco sembra profilarsi come tendenza per il futuro dell’area, ripresa infatti già l’anno successivo con Giuliano Mauri (1933-2009). L’artefice delle scenografiche cattedrali vegetali create a Borgo Valsugana e a Lodi, svanite di fronte all’incedere degli agenti naturali, sul versante tra Cascina Cernuschi e la zona della Valle dei Sospiri ha dato vita ad una nuova e imponente architettura naturale ben integrata con il paesaggio del sito, e destinata a scomparire lentamente nel tempo: un’impressionante Voliera umana nata con il prezioso contributo degli abitanti verdi del parco, grazie al legno fornito dai rami di faggi, noccioli, olmi, castagni e altre essenze spontanee che popolano l’area. Oggi la sua avventura è al capolinea, e resta ben poco da ammirare. E quella che poteva sembrare l’alba di un percorso ben delineato verso un progetto a lungo termine di operazioni culturali legate da strette interazioni con l’ambiente del polo naturalistico, ha visto invece una pausa prolungata, interrotta nel 2019 da un nuovo arrivo, di tutt’altra impronta.

Giancarlo Neri, Lo scrittore (2005)

Quasi di fronte a Villa Mirabello, nel pratone antistante l’ex residenza dei Durini, Sam Havadtoy (1955), artista della scena newyorchese già in voga negli anni “70 e “80 in piena era Pop americana, con pitture e sculture personalizzate spesso da stravaganti rivestimenti di pizzo e merletto, ha dato forma ad uno dei suoi saggi d’arte di pregevole fattura del ricamo fuso nel bronzo, per un risultato ottico davvero particolare e impattante. Il portale semiaperto The Gate – con fessure che riprendono la forma della Croce – testimonia la storica visita del 2017 di Papa Francesco nel parco, ci assicura che le porte del Signore non sono mai chiuse. E l’effetto luminoso dato dalla scelta della tonalità accesa, si unisce perfettamente al messaggio e alla luce intensa del sole che nelle giornate più accese potenzialmente può entrare.

Potrebbe già essere tutto qui, e non sarebbe comunque poca cosa se si pensa anche alla portata internazionale dei nomi convogliati, ma spostando l’attenzione sull’inebriante roseto della Villa Reale, grazie a Pinuccio Sciola troviamo ancora qualche traccia scultorea, purtroppo non adeguatamente segnalata. Oggi quest’area profumata è arricchita anche da due basalti sonori, “lascito” permanente di una mostra del 2005 con protagonisti questi blocchi di granito o basalto, che tramite sfioramento si trasformano in straordinari e inconsueti strumenti musicali. Di fronte alle potenzialità del parco, però, si può dire che chi ha le possibilità per agire, possa pensare ad altre azioni continuative per valorizzare un patrimonio per gran parte incontaminato, e che merita qualche valutazione più attenta sull’intreccio con mondi affini come quello dell’arte.

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