Caponago, la rinascita di Villa Moneta Caglio passa dal museo

Un museo a Caponago nella secentesca villa del centro storico che fu discreta dimora del “Cigno Nero”, alias Anna Maria Moneta Caglio Monneret de Villard (1929-2016). L’indiscrezione è frutto di un preciso desiderio di Alessandra, figlia della superteste del caso di cronaca giudiziaria Wilma Montesi, primo “caso mediatico” della storia recente italiana, che nella primavera del 1953 sconquassò la quotidianità del lungomare romano da Ostia a Torvajanica.

Una circostanza insabbiata probabilmente troppo velocemente, a detta di qualche giornalista del tempo, con gli inquirenti che in pochi mesi conclusero che per la Montesi di malore si era trattato. La conduzione delle indagini e la loro archiviazione sospettosamente rapide, sarebbero state guidate a dovere per coprire lo sfondo di festini e orge sul litorale che all’epoca riguardavano non solo esponenti della borghesia romana, ma anche personaggi molto vicini al mondo della politica e di una certa notorietà. Ed era stata proprio Anna Maria a sollevare questo torbido sottofondo, ma a nulla valse il suo impegno per far emergere la presunta verità sulla tragica e misteriosa fine di Wilma. Condannata infatti per diffamazione nel 1966, ha portato per mezzo secolo un’onta pesante, un pò sgravata, se così si può dire, dal fatto di discendere da due rami genealogici che hanno molto di “bello” da raccontare.

E questo Alessandra, di professione avvocato, vorrebbe si potesse raccontare nel museo della magione dove la madre, in una delle ex stalle del sito, ha trascorso quasi 30 anni della sua vita, oggi divorata dalla boscaglia e vittima del decadimento incontrollato in più punti, anche osservandola dalla strada. Inutile dire che il materiale da visionare sarebbe tanto e di qualità: Anna Maria fu infatti ricercatrice di giurisprudenza presso l’Università; il padre era notaio; il trisnonno, Ernesto Teodoro Moneta, l’ultimo e finora unico premio Nobel per la Pace d’Italia. Un patrimonio di saperi troppo grande per essere disperso. Lo spazio per questo genere di iniziativa di rilancio del complesso non sarebbe un problema, dall’alto di una volumetria di circa 10mila metri quadri disponibili, oltre i 6mila di giardino circostante.

“La strada che ho deciso di perseguire è per tutelare questo bene che assieme alla chiesetta di San Giorgio costituisce il nucleo originale di Caponago, la cui parte più antica risale addirittura al XIII secolo – spiega Alessandra – oggi il maniero si presenta fatiscente, il tetto è crollato già nei primi anni Duemila e anche l’interno è molto ammalorato. Il declino è iniziato quando la proprietà donata da mia madre all’Università di Milano a fine anni “80, non ha dato seguito al progetto concordato di un centro studi con annesso museo dedicato al mio trisnonno Ernesto Teodoro, anche per una serie di difficoltà sorte con il comune di Caponago. L’ateneo lo ha quindi restituito, e complice anche la manutenzione carente è scivolato nello stato di degrado che vediamo oggi. Gli interni della struttura risalgono in buona parte al Seicento, mentre l’edificio è disposto su due piani, con una torretta centrale e con l’impianto del primo livello ad U organizzato intorno al salone centrale, che conserva ancora il pavimento in boiserie e il soffitto intarsiato a cassettoni. Dopo l’università abbiamo tentato la strada immobiliare, ma ci siamo resi conto che questa futura accezione avrebbe snaturato completamente la storia del palazzo, compresi i camminamenti medievali delle cantine che sarebbero scomparsi”.

Quello che va ricercato sono i fondi per realizzare un progetto così articolato, su cui ora punta con decisione Alessandra, dopo aver donato la struttura all’università per farne un Centro Studi, strada senza esito, prima che il polo finisse al centro di interessi privati, anche questa opzione naufragata. Per questo, avvalendosi di una realtà di consulenza specializzata, ha lanciato una campagna di crowdfunding raggiungibile a questo indirizzo, per ottenere il sostegno finanziario utile ad attrarre le competenze e attori potenziali interessati, necessari per far partire un piano polifunzionale come quello che ha in testa per l’ambizioso rilancio della villa.

E non manca il pensiero di Alessandra ad una biblioteca, pensando alla passione per gli studi da sempre coltivata dalla madre. “Quella della lettura è una passione che ho sempre avuto sin da piccola, se si pensa che ho iniziato a leggere a tre anni e che mia mamma per addormentarmi mi leggeva spesso una storia. Percui non nascondo che mi piacerebbe nel progetto ricomprendere anche questo tipo di attività. Una biblioteca nelle intenzioni anche piuttosto completa su quella che è la storia della Brianza, visto che a partire dalla generazione dei miei trisnonni – fine Ottocento – Ernesto Teodoro ed Ersilia, conosciutisi a Milano e venuti a vivere insieme a Missaglia, come Moneta Caglio abbiamo iniziato a stabilire un legame forte con questo territorio risiedendovi, anche se entrambe le famiglie erano già presenti fin dal Medioevo in questa regione, oltre a detenervi ville e possedimenti”. Inserito d’ufficio nel programma di recupero dei palazzi storici del comune di Caponago, l’idea è farlo davvero svoltare partendo dalla storia secolare che vi è custodita. 

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