La natura incerta di Giulia Dall’Olio alla Traffic Gallery di Bergamo

Un tuffo nella dimensione più silenziosa e misteriosa della natura. È l’ultimo atto del percorso pittorico di Giulia Dall’Olio (Bologna, 1983), presentato all’inaugurazione prolungata alla Traffic Gallery di Bergamo, della mostra Profondità Solide, dal 17 al 19 dicembre nella galleria del centro, e visibile fino al 13 febbraio 2021. Sull’onda dell’attenzione sempre viva dell’artista per l’ambiente, l’omonima serie inedita rilancia quindi il tema floreale nei toni profondi del verde e del blu, colori indiscutibilmente cardini della sua ricerca personale, variato da piccole modifiche stilistiche rispetto ai cicli precedenti, che si legano a tutta l’incertezza che il momento che viviamo si porta inevitabilmente con sè.

Dubbi che si materializzano, nelle sue distintive tavole in legno, nella fluidità e nell’indefinizione del disegno, che in questo stadio ha assunto un valore quasi sacrale. Novità che ci proiettano in una dimensione dove il potere dell’immaginazione diviene immancabilmente protagonista, coinvolgendoci dentro il contesto della natura raffigurata. Rami fluttuanti e foglie mistiche agevolano questo processo immersivo di congiunzione tra l’osservatore in contemplazione e il mondo rappresentato, quasi come entità fatte della stessa sostanza, mentre i tondi lignei che accolgono lo spettatore sono interrelati dalla ripetizione di motivi minimamente variabili. Per questo viaggio iniziatico nella natura forte presentata, l’artista trae ispirazione dalla tradizione della pittura d’interni bolognese, dotata di grande effetto illusionistico che ha origine a fine Settecento grazie a nomi come Antonio Basoli, Giacomo Savini e Rodolfo Fantuzzi, creatori dei caratteristici impianti pittorici che si estendono per tutta l’area della parete, e inseriti all’interno di quelle che vengono definite “stanze alla boschereccia” di palazzi e ville borghesi.

Quello di Giulia Dall’Olio alla Traffic Gallery è quindi un ritorno, dopo la mostra Ségnica del 2018 a cura di Leonardo Regano, condito da novità suggerite se non proprio imposte dal periodo che si trascina da quasi un anno  e in cui sono nate queste creazioni. L’artista bolognese si distingue tra l’altro per un rilievo internazionale certificato dalla presenza da qualche anno nel mercato tedesco e americano (oltreoceano ha preso parte anche a parecchie fiere), grazie alle collaborazioni con le Gallerie Isabelle Lesmeister in Germania e con la Massey Klein Gallery di New York, grazie alla quale nel 2018 un suo lavoro è entrato a far parte della prestigiosa collezione del Minneapolis Institute of Art, collezione che vanta lavori di grandi maestri come Albrecht Dürer, William Blake, Schiele, Mondrian, Ruscha, William Kentridge e molti altri.

Un 2020 che comunque non si è dimostrato per lei avaro di impegni e riconoscimenti, come conferma la partecipazione alla mostra The Primacy of Perception. Un Altro Paesaggio in collaborazione con il MART di Trento e Rovereto a cura di Jessica Bianchera, e la menzione speciale della Giuria per il Premio Combat 2020 nella Sezione Disegno, mentre nel 2019 si è fatta apprezzare in Italia per la presenza alla mostra dei Finalisti del Premio Cairo 2019 presso Palazzo Reale di Milano.

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