Redvolution, il maxi-tributo dell’arte che rafforza il mito Campari

110 metri di creatività per ricordare in grande stile altrettanti anni di “storia da bere” sestese. È un valore aggiunto dal sapore unico, un pò amaro, quello del muro celebrativo che dal 2014 fa bella figura tra via Fratelli Casiraghi e via Sacchetti a Sesto San Giovanni, per il progetto Redvolution, curato da Jacopo Perfetti, che ha omaggiato così oltre un secolo di vita dell’ex stabilimento principale dello storico brand italiano. Un contributo di squadra frutto del talento di 11 giovani artisti fra i 22 e i 35 anni, brillanti attori della scena della Street Art, con sfumature e percorsi molto ben differenziati tra loro, che svariano dallo stile calligrafico all’iperrealismo, tutti restituendo in modo personale il gusto della passione rossa.

Il supporto scelto è caduto sulla cinta esterna del giardino – oggi pubblico – dell’azienda che fino ai primi anni Duemila ha mantenuto lo stabilimento principale nella periferia milanese, in via Gramsci, attiguo al parco e convertito nel 2010 nella suggestiva Galleria Campari che nella sua monumentalità appare molto più di una location espositiva, e rientra nella rete dei musei d’impresa italiani. Interessanti risultano in questa iniziativa creativa i soggetti scelti per rivestire con l’arte urbana questo luogo dal valore altamente simbolico per gli amanti del marchio rosso intenso. Sono infatti riproduzioni – e non copie, visto che la rivisitazione appare molto evidente e coerente con lo stile di ogni writer – delle opere pubblicitarie degli autori che hanno collaborato con l’azienda del bitter rinomato, uno per ogni decade, dal 1904 al 2014. Un tributo naturale alla comunicazione che è da sempre punto di forza della Campari.

Normale imbattersi quindi, nel primo Novecento, nelle proposte dei padri della cartellonistica pubblicitaria. Temi che richiamano il fascino raffinato e le atmosfere tipiche della Bella Epoque, come quelle dei Due uomini al bar di Adolf Hohenstein (1904-14) rivisto con l’impronta stilistica che anche a prima vista richiama chiaramente Seacreative. La stessa modalità di ripresa si ritrova per uscite pubblicitarie d’inizio secolo entrate nell’immaginario comune, come Lo spiritello di Leonetto Cappiello (1914-24) interpretato dalla vena ironica di TV Boy, o l’iconico Il bacio di Marcello Dudovich (1924-34), famosa scena che ci appare immersa in una patina rossa. Qui la mano ideatrice è quella dell’unica donna del lotto, Nais, facilmente identificabile dalla linea e dai tratti della figura femminile della scena che si può incontrare in altri scenari milanesi anche di rilievo da lei griffati, come La Fabbrica del Vapore. E dagli anni “30 ci spostiamo verso una visione del marchio inedita e futurista, lo squisito Seltz di Fortunato Depero (1934-44) riletto tramite stencil dai milanesi Orticanoodles mediante il ricorso a tinte accese e la loro rituale suddivisione dello spazio dell’opera in diverse sezioni. Quello a Depero fra l’altro è probabilmente il tributo più obbligato di tutti in questo progetto, se si considera l’apporto eccezionale offerto dall’artista roveretano alla diffusione dell’immagine dell’azienda, con l’ideazione dell’intramontabile bottiglietta conica del Campari Soda nel 1932, e una collaborazione decennale, tradotta soprattutto in termini di manifesti per campagne pubblicitarie.

Nel secondo dopoguerra è un altro futurista a portare avanti con stile l’immagine del brand, Carlo Fisanotti (1944-54), che dà vita ad un manifesto molto diretto tramite cui il bitter viene associato anche graficamente al momento dell’aperitivo. In questo caso la reinterpretazione del terzo millennio in chiave calligrafica operata dallo urban artist Ivan ha disperso molto dell’essenza dell’originale, dove non si riesce più a distinguere l’elemento figurativo della celebre bottiglia di amaro. Boris Veliz ha invece riprende per la decade 1954-64 il celebre manifesto di Nino Nanni con cui la realtà sestese ha celebrato nel 1957 il lancio nello spazio del primo satellite artificiale, di fabbricazione russa. Negli anni “60 Bruno Munari, illustratore di grande levatura, delizia i fan del prodotto con un collage che declina graficamente il nome del brand in decine di varianti, ed è PAO a rispolverare quest’altra occasione pubblicitaria (1964-74). Dagli anni “70 si comincia ad intravedere un nuovo modello di comunicazione potenzialmente incisiva per la realtà rossa, così la Campari chiama alla regia per uno spot un nome di sicuro affidamento come Federico Fellini, ma al tempo completamente rinitente alle reclame, a cui si convertirà ben presto girando scene promozionali per Barilla e Banca d’Italia. È Neve, con il suo timbro iperrealista, e un’impostazione visuale centrata sui chiaroscuri e un’attenzione caravaggesca alle potenzialità della luce, a ricondurci a quello spot dedicato al Miracolo Italiano (1974-84).

Il periodo a cavallo degli anni “90 ci riporta a diverse campagne importanti, una delle più distintive a livello di colori ed elementi impiegati, è il manifesto del grafico e illustratore statunitense Milton Glaser (1984-94), dove a spiccare è la trama a scacchiera della tavola trapezoidale, e l’inserimento dell’arancia in un duetto inedito con la tradizionale bevanda. E nel murales celebrativo, il writer Imen si è focalizzato proprio sullo sfondo d’impatto, recuperandolo e filtrandolo con la sua visione imbevuta della concezione graffitista da cui proviene. A fine anni “90 il giovane regista indiano Tarsem, con già sulle spalle videoclip musicali dek calibro di Loosing my Religion dei R.E.M., ha riportato invece in auge lo spot pubblicitario, con la dirompente scena de Il graffio, valorizzata sul muro dal creatore dell’Anatomic Style, Tawa, con un linguaggio tutto suo e scevro da riferimenti (1994-2004).

Chiude il collage di murales, già sulla via Sacchetti, la rievocazione dell’etichetta realizzata da Ugo Nespolo nel 2010 per i 150 anni dell’azienda, un ordito cromaticamente ricco in cui si distingue senza fatica il Duomo, nei cui dintorni (nella Galleria Vittorio Emanuele) il mito Campari ha preso il via, e vero emblema di quest’edizione limitata. Un brindisi di gruppo per un’opera che rappresenta il giusto riconoscimento ad un’eccellenza del Made in Italy.

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