WallArt, la ricorrenza che ha cambiato il volto di Porta Romana

Ridisegnare completamente l’atmosfera di un nucleo di luoghi altamente simbolici per la comunità locale come quella sviluppata attorno a Piazza Andrea Ferrari a Milano, nel quartiere di Porta Romana, è la prerogativa principale che si è prefisso il progetto Milano WallArt, messo in campo dall’istituto ortopedico Gaetano Pini in occasione del 140° di fondazione del rinomato polo di cura nel 2014. Il tributo alla storica realtà medica non si è infatti limitato nella circostanza a mettere in risalto la storia della struttura, come tradizionalmente impongono appuntamenti “da anniversario”, ma ha cercato di sottolineare le altre possibili fonti attrattive di un’area che ha molto da dire e da dare alla sua gente, utilizzando l’arte urbana.

Facendo appena qualche passo dal centro sanitario verso la piazza centrale, i motivi di interesse soprattutto storico che s’incontrano, in effetti spaziano dall’Archivio Storico Diocesano al Monastero della Visitazione. Entrambi gli edifici voluti da San Carlo Borromeo nel ‘500, si trovano tra loro a distanza di poche decine di metri e racchiudono mezzo millennio di vissuto a testa. L’archivio diocesano dagli anni “80 si trova in Porta Romana ed è un prezioso raccoglitore dei documenti che riguardano e raccontano la vasta arcidiocesi milanese, mentre il monastero è stato per oltre 300 anni, fino al 2017, luogo di clausura delle suore dell’ordine salesiano della Visitazione.

L’aspetto di tutti e tre i punti d’interesse è stato quindi rivisto cogliendo il pretesto del prestigioso traguardo toccato dal Gaetano Pini. Proprio sull’esterno del presidio ha lavorato il writer milanese PAO, in arte Paolo Bordino. Noto fra le altre particolarità, per la decorazione degli iconici panettoni stradali inventati da Enzo Mari, per questa occasione ha abbandonato il campo figurativo, suggerendo un incontro si può dire esplosivo fra l’astrazione di un pattern geometrico basato su motivi cubici, e raffigurazioni organiche ma indecifrabili dal punto di vista del soggetto rappresentato. Il tutto attraverso una scala di colori ampia e molto appagante per la vista. Un lavoro che appare come una cromoterapia a cielo aperto, che ben si associa alla funzione del luogo su cui si staglia.

Il lavoro più lungo e articolato è probabilmente quello firmato dagli Orticanoodles, duo fondato da Walter Contipelli e Alessandra Montanari, molto conosciuto nel quartiere periferico dell’Ortica, all’interno di un percorso strutturato e condiviso con il comune di Milano e i residenti, che ha portato alla nascita di un’area artisticamente splendente, merito della bomboletta e della scelta di soggetti fondamentalmente dalla valenza pop, sociali e culturali. Una schiera di 12 artisti campeggia sulla recinzione esterna dell’ex monastero, restituendo, a seconda delle prospettive da cui la si osserva, masse di colori che in apparenza non producono soggetti definiti.

Man mano che ci si allontana tutto viene messo però più facilmente a fuoco. Completano il lungo quadro contemporaneo che corre per 150 metri attorno alla cinta, aforismi e citazioni senza tempo di autori e poeti più disparati, a firma Bukowski e tanti altri; il carattere “senza tempo” è per non creare una composizione eccessivamente autoreferenziale. L’obiettivo è rinfrescare la memoria dei passanti sui grandi milanesi, nati o acquisiti, del recente passato, da Jannacci alla Merini, dalla Melato a Gadda.

Dalla parte opposta della piazza svetta, di fianco alla gotica Basilica di San Calimero, l’opera calligrafica di Ivan (Tresoldi), altro nome della fucina artistica milanese, che anche in questa opera non ha rinunciato al suo marchio distintivo. L’idea è stata quella di portare una serie di parole con uno stile estetico d’impatto come il Fraktur, di area tedesca e dalla linea goticheggiante, in un contesto pubblico – si intuiscono ma non si distinguono nella composizione – in controtendenza con un periodo storico dove di parole se ne dicono e se ne sentono sempre meno. In altre parole, un modo alternativo per portare fuori dall’archivio il suo contenuto. E a farlo non poteva non essere proprio chi è rinomato per contrassegnare con stralci di poesie i muri. Sostenuti da Fondazione Cariplo, i tre progetti di murales hanno dato finalmente un’impronta diversa e autorevole ad un luogo che, anche per la vicinanza dal centro meneghino, meritava questo salto estetico.

L’intervento calligrafico di Ivan accanto alla Basilica di San Calimero

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