Tra iperrealismo e metafisica, nella realtà ‘sospesa’ di Paolo Monga ðŸŽ™ï¸

Adagiato su un versante visuale che unisce una dimensione in apparenza iperrealista, ma che vuole distinguersi dall’iperrealismo accademico, intendendo non negare ma piuttosto incoraggiare la percezione della materia pittorica con tutte le sue variabili e complessità, e la spettralità di ambientazioni metafisiche che ne fanno da sfondo spesso monocolore, si inserisce uno spazio di ricerca dai contorni ben delineati e di impronta autonoma.

È la produzione del monzese Paolo Monga (1964), collocata in un’affascinante e mistica sfera di sospensione della realtà, che accosta l’attualità delle immagini selezionate, alla inafferrabile profondità delle campiture “a senso unico” in cui le stesse visioni si trovano sommerse. Che siano ritratti o architetture – i due filoni prediletti dall’artista operativo a Triuggio (MB) – il background risultante nell’economia complessiva delle composizioni suona tutt’altro che neutro, conferendo un sapore quasi storico, a tratti celebrativo, ai soggetti immortalati. Va da sè che la forza espressiva delle sue proposte sia racchiusa proprio in questo stacco netto e visivamente impattante, che ammanta di un alone quasi mitico gli elementi focalizzati. E se il suo ambito professionale di provenienza ci aiuta a capire meglio il perchè in primo piano svettino strutture rinomate del tipo della Torre Solea o l’UniCredit Tower di Porta Nuova a Milano, dall’altra parte è (anche) forse per la passione per il rullino abbracciata dalla sua compagna di vita, che la ricerca dell’inquadratura e delle luci con un taglio fotografico è attentamente studiata, non casuale e rappresenta ormai un punto di appoggio per lui irrinunciabile nel suo operare.

L’imponente UniCredit Tower al Centro Direzionale di Milano di Porta Nuova

“Ho fatto della libera professione di architetto la mia attività fino a pochi anni fa, quando ho cominciato a cercare un’alternativa professionale differente, più appagante e maggiormente legata a quelle che ritengo essere le mie attitudini innate, anche con la consapevolezza che il futuro di un piccolo studio di architettura era destinato a diventare sempre più incerto in un contesto in rapida evoluzione e cambiamento come quello attuale – racconta Paolo – dal 2014 ho quindi intrapreso questa nuova strada artistica, portandomi dietro il bagaglio di conoscenze acquisito nella precedente esperienza lavorativa.

La genesi dei miei lavori prevede l’ausilio del computer solo per progettare l’opera attraverso la rielaborazione dalle immagini digitali provenienti dalla mia macchina fotografica. Da questo momento in poi il lavoro procede in modo esclusivamente manuale, in un processo che partendo dalla tecnologia si fonde con la tradizione: l’immagine elaborata è quindi il modello di partenza che utilizzo per realizzare a matita il disegno preparatorio su carta che a sua volta riporto sul supporto vero e proprio della pittura ad olio, un supporto generalmente rigido quale una tavola lignea che costruisco e preparo con le tecniche ed i mezzi tradizionali (gesso e colla, incamottatura). Il mio obiettivo è quello di ricercare un linguaggio personale e contemporaneo da sviluppare con le tecniche tradizionali della pittura, quelle che si tramandano da secoli, realizzare dei dipinti che visti dal vivo possiedano un’empatia più forte di qualsiasi immagine digitale stampata o riprodotta su un monitor.

All’inizio di questo mio nuovo capitolo professionale avevo scelto come campo di approfondimento principale il paesaggio interpretato in modo personale, poi subendone il fascino ho intrapreso il tema del ritratto delle persone per infine arrivare a ritrarre anche le architetture. Nel ciclo “sospesi nel destino” i soggetti sono quelli di istantanee mai programmate, ma “rapite” cogliendo l’attimo fuggente nella spontaneità e autenticità delle loro pose, per lo più estranei, molto spesso immortalati in occasione dei miei viaggi. Parallelamente eseguo anche dei ritratti intesi nel senso più comune del termine, opere che diversamente dai “sospesi nel destino” presuppongono la necessità di approfondire una conoscenza e l’esistenza di un’empatia con la persona da ritrarre, sono ritratti di persone appartenenti ai miei affetti o amicizie piuttosto che dei committenti. Sono infine attratto anche da soggetti diversi quali lo still life, ma anche la riproposizione di alcune figure iconiche estrapolate e reinterpretate dalle opere di grandi maestri classici quali Caravaggio o Vermeer. Penso che la pittura, come la musica, sia un mezzo molto versatile, che consente di esprimere mantenendo una propria impronta caratteristica molteplici e diversi messaggi”.

Nel novero della sua nuova avventura rientra anche una già più volte testata predisposizione a lavorare “all’aperto”, nel panorama della Street Art, filone aperto nel 2018. I monzesi e i pendolari che sono soliti transitare dallo Stadio Brianteo se ne saranno probabilmente accorti, nell’ammirare la leggendaria Ferrari numero 27 che campeggia sul muro esterno dell’impianto calcistico. E lo stile, nel passaggio dal cavalletto alla parete, non sembra aver risentito particolarmente del trasferimento di supporto, con un risultato che si mantiene altrettanto pregevole, sempre per via del contrappunto abissale di atmosfere che crea questa modalità di fissare persone e oggetti in chissà quali spazi ed epoche. “Come muralista mi sono cimentato già in diverse opere sia su committenza pubblica che privata nello scenario monzese. Devo dire che se lavorare per il pubblico mi offre l’opportunità di operare in piena libertà anche per quanto riguarda i soggetti, con il privato – come nel caso dell’opera ispirata ad uno scatto di un noto fotografo americano all’interno del Lounge Bar Wibe di via Spalto Maddalena, il confronto costruttivo con il committente diviene imprescindibile e la necessità di dover venire incontro alle sue specifiche esigenze determina un impegno diverso, in grado di generare ulteriori nuovi stimoli, qualcosa di assimilabile al lavoro dell’architetto incaricato alla creazione di un progetto. Ritengo per me molto importante portare avanti questo doppio impegno della pittura da cavalletto contemporaneamente a quello dei murales, ogni nuovo lavoro è una nuova sfida”. In ogni caso l’idea guida resta sempre la stessa, con soggetti spesso in bianco e nero messi in contrasto con le vaste campiture che danno vita a sfondi senza tempo, descritti dai rossi e blu dal tono epico, molto utilizzati dall’artista.

La copertina di settembre 2020 di Arbiter, con l’immagine iperrealista di Paolo Monga

Ma Paolo, nonostante nell’ambiente artistico in senso stretto abbia ancora pochi anni di esperienza alle spalle, ha già acquisito una chiara riconoscibilità che gli ha permesso, tra le altre cose, di finire sulla copertina dell’influente rivista di moda maschile Arbiter, nell’ambito di un’iniziativa editoriale che offre da anni la possibilità agli artisti di mettersi in mostra sulla prima pagina del magazine. E una particolarità dell’idea è che ogni copia è numerata e firmata dall’artista. “L’opportunità, concretizzata grazie ad ArcGallery di Monza, è coincisa con l’uscita più attesa della rivista, quella del numero di settembre 2020 dedicato ad un evento straordinario: a Milano in un weekend speciale con epicentro all’Hotel Principe di Savoia e sull’asse del “chilometro giallo” che conduce fino alla piazza Gae Aulenti si è svolta la prima edizione del Trofeo Arbiter, il prestigioso premio dedicato alle realtà italiane attive nel campo della sartoria “su misura”. È stata una ricorrenza unica oltre che per l’importanza dell’evento in sè, per le personalità presenti in qualità di organizzatori, partners e ospiti – penso a Letizia Moratti ma anche diversi altri… – e dell’incarico di realizzare in esclusiva l’opera di copertina, anche perchè per l’occasione ho realizzato ed esposto altri due quadri anche questi pubblicati all’interno del numero della rivista”. Un modo insomma per entrare ancora meglio nei meccanismi del circuito dell’arte, grazie ai ritratti e alle architetture sospese in tempi e spazi indefiniti, permeati da una gradevole patina di misticismo.

Per approfondire: info@arcgallery.it 

cell. 335.6474162 www.arcgallery.it

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