L’estasi iperrealistica nella natura umana di Francesca Provetti ðŸŽ™ï¸

Per chi ha voglia di respirare tutta l’energia e le sensazioni genuine che la natura dispensa, alcuni filoni d’arte contemporanea sanno essere, per la loro caratteristica adesione al vero, un prezioso sostegno per provare questo esercizio mentale, risvegliando l’interesse e la sensibilità per ciò che di bello ci circonda. L’indirizzo espressivo scelto dalla poliedrica artista monzese Francesca Provetti illustra bene quest’ottica, come un chiaro invito a metterci con leggerezza di fronte alla bellezza incredibilmente ben bilanciata del creato, per imparare a coltivare valori autentici come l’equilibrio e la spontaneità, in un prezioso insegnamento sempre valido per la vita. Per favorire quest’immersione contemplativa profonda, Francesca ricorre ad una modalità di resa iperrealista, filtrata dalla peculiarità delle pose eleganti delle figure immortalate. Estrapolati dal loro tipico ambiente di vita, tigri, tori, zebre, cavalli, che cavalca nella vita come altra sua grande passione, volatili variopinti, sembrano “navigare” nel nulla cosmico di sfondi senza tempo, regalandoci l’incanto di sentimenti spesso contrastanti. Limbi inafferrabili che stimolano una riflessione senza distrazioni. Statici o dinamici, i suoi animali catturano l’attenzione sfruttando i loro occhi espressivi e densi di umanità per dirci qualcosa che sta a noi interpretare.

“Da sempre prendo grande ispirazione dalla natura per esprimere con le mie opere ad olio un’idea di bellezza che passa dalla forza e dall’eleganza che gli animali sanno trasmettere – ci racconta Francesca – l’aspetto su cui cerco di concentrarmi è la comunicazione che ogni animale stabilisce tra il suo sguardo e chi osserva. Il mio obiettivo è quindi fissare una relazione tra quadro e destinatario, in modo che ognuno possa trattenere qualcosa. Mentre le atmosfere che accompagnano le creature contemplano l’effetto bianco e nero, fino ad ambientazioni “reali” di una certa rilevanza storica. Penso a quella “visionaria” suggerita dalla Villa Reale di Monza, dove sulla scalinata del monumento ho voluto riprodurre un leone simbolo per eccellenza della regalità legata alla storia del complesso teresiano. In una serie invece più colorata si avverte, nella scelta delle tinte accese, un richiamo piuttosto esplicito alla purezza e alla magia dei colori della corrente espressionista de Il Cavaliere Azzurro di Marc e Kandinsij. Un altro mio carattere frequente si ritrova nella consuetudine di giocare molto sul simbolismo delle cromie: così se opto per il giallo per rievocare la femminilità, con il blu cerco di richiamare un’idea maschile.

Francesca Provetti, Future Horse (2018)

Quanto ai modelli ispiratori, devo dire che in realtà ho maturato uno stile personale che mi conferisce una certa linea autonoma nella proposta. Traggo comunque spunti piacevoli da più fonti, anche quelle classiche, Leonardo sopra tutti per esempio riguardo all’attenzione all’anatomia dei corpi. Proprio a lui fra l’altro nel 2019, nell’ambito della rassegna culturale Ville Aperte in Brianza, vincendo un bando dedicato, ho dato vita a un tributo molto apprezzato dal pubblico, coinvolgendo anche il prof. Luca Caricato, esperto vinciano. Avere la possibilità di presentare il mio progetto, frutto di tanto lavoro e ricerche, è stato per me motivo di grande orgoglio. In sostanza ho creato una riproduzione de La Vergine delle Rocce, illustrando poi alla Villa Cusani di Carate, questo quadro denso di riferimenti alla storia e al territorio, che fra l’altro racconta molto bene, grazie allo sfondo rivierasco dell’Adda, il legame affettivo del genio con la Brianza e con la fascia alto milanese orientale”. Attiva appena dal 2013 nell’orbita delle esposizioni, dal 2016 sul fronte delle personali, il suo profilo fresco e versatile (classe 1990) è già entrato non a caso in alcuni circuiti di punta del panorama dell’arte in Italia, dalla Fabbrica del Vapore alla Biennale di Venezia, mentre ha esposto a più riprese al Brian&barry Building di San Babila, centro riconosciuto e raffinato dell’alta moda milanese.

Francesca Provetti, La Vergine delle Rocce (2019)

Nel capoluogo ha portato i suoi cavalli a vette impensabili, addirittura fino al 31° piano del Grattacielo Pirelli in occasione di EXPO 2015. Ma la sua pittura si è guadagnata una vetrina molto particolare anche oltreoceano: a Buenos Aires Francesca ha contribuito a decorare con una sua tavola la chiesetta Los Angeles, per una volta sforando il suo tema prediletto, e dedicando il focus agli angeli a cui è intitolato l’edificio inaugurato nel 2018. Il progetto, sia quello della struttura che della decorazione interna, porta la firma del critico d’arte Daniele Crippa ed è uno spettacolo originale senza eguali nel mondo, visibile in tutto lo splendore delle pareti della chiesa argentina, tappezzate di centinaia di composizioni animate da figure alate in formato dimensionato. Una passione per l’arte che l’accompagna fin da bambina, e che rappresenta un’abilità di sangue, appurata dalla discendenza dallo scultore romano dell’Ottocento, Teodoro Forlivesi, di cui la capitale rivela diverse attestazioni del suo estro. Una costante della sua attività è che il proprio contributo artistico spesso e volentieri si unisce alla causa sociale, una piacevole occasione di solidarietà per lei ormai irrinunciabile. Tanto da averla indotta a sposare nel 2017 il progetto davvero speciale della Casa Pediatrica Fatebenefratelli di Milano, Arte come Terapia, che punta a far ritrovare il sorriso a chi già in giovanissima età si trova a fare i conti con la malattia, attraverso la terapia del colore – anche quello di Francesca – che permea gli ambienti della Casa. “Il legame con il sociale è un punto fermo che mi accompagna da tempo e che cerco di rinnovare ogniqualvolta mi si presenta l’occasione buona. A Milano, oltre a donare alcune mie tele alla Casa Pediatrica, ho dato vita ad un dipinto su una parete interna dello spazio con l’aiuto dei piccoli ospiti della Casa, e devo dire che donare a questi bambini un po’ di allegria coinvolgendoli direttamente nell’esperienza manuale si è rivelata un’emozione speciale anche per me”.

Ma la sua attenzione all’ambito sociale è stata testata in tanti altri appuntamenti: si veda l’evento benefico organizzato dalla Fondazione Marco Simoncelli che nel 2015 al Teatro Sociale di Como ha riunito danza, musica e pittura, e in cui Francesca si è esibita in un saggio delle sue comprovate qualità artistiche; o nella sua Monza, con i laboratori creativi per i più piccoli, nel contesto della rodata ricorrenza podistica amatoriale al Parco di Monza, Brianza per il Cuore Run. E ritroviamo poi la pulizia formale delle sue opere e lo studio accurato delle pose anche nelle interessanti collaborazioni strette con i marchi Roncato e, restando nella sua Brianza, con la realtà di arredamenti Galimberti Nino di Cabiate, con cui Francesca ha avuto il piacere di esporre in occasione del Salone del Mobile di Milano nel 2019. Una carriera che, viste le luminose premesse, attende a quanto pare tante pagine bianche tutte da scrivere, e che le ha già regalato numerose conquiste e soddisfazioni personali di cui poter andare orgogliosa, anche se a dire il vero, Francesca non parla con meno fierezza dei “traguardi” personali raggiunti nel sociale, che sembrano tanto un motore silenzioso per la sua prolifica vena naturalistica.

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